L’uscita era prevista per giovedì, ma spesso in montagna il clima non tiene conto degli impegni che hai preso in precedenza e ti gioca qualche brutto scherzo. Rinviato a sabato mattina, va bene lo stesso, tanto Ivo tira pacco.
Appuntamento alle 9.30 sulla strada per il Duran all’altezza del bivio per Chiesa, impossibile sbagliare: una punto rossa (o una panda, comunque una fiat) con due personaggi dalla faccia simpatica, una lei e un lui, Paola Brolati e Charly Gamba. Vestiti strani, ma non tipici, da viandanti, ci accompagnano per più di due ore tra le case del paesino, tra i prati e i boschi della valle, ai piedi delle splendide montagne che ci sovrastano.
Il tempo corre veloce, e scopriamo cose divertenti ed interessanti: la vecchia osteria di Mayer, il cugino del più noto sculture (parente del buon Ivo?), il Cremlino, la casa dei comunisti, la vecchia segheria, la calchera, il garibaldino che con quattro figli mette in fuga quattromila tedeschi, le friulane che escono di casa per “copare i crauti”, la Lega di Cambrai e l’origine di Tai. La chiesa di Chiesa, stupenda, con l’altare a sportelli richiudibili di chiara provenienza tedesca, gli ovali del Guardi, il bellissimo organo con il mantice in legno con funzionamento manuale grazie a carrucole da azionare tirando delle grosse corde (e non ho resistito, a mia discolpa questa volta il fatto di avere un complice, ma che emozione suonare qualche nota). Il rinfresco offerto dalle signore della Valle di Goima, la zuppa di fagioli, la frittata, la pinza da inzuppare nel latte, le castagnole, le crostate di mele e mirtilli, le pere caramellate, il vino rosso.
Tutto perfetto. Bellissima la giornata, bellissimo l’itinerario proposto, bravissime le nostre guide, disponibili e simpatiche, anche per chiaccherare amichevolmente tra una tappa e l’altra.
Voto 10, su 10.
Consigliato a tutti, per scoprire le curiosità e le bellezze nascoste di una valle, quella di Zoldo, veramente unica; per passare una mattinata diversa dal solito; per conoscere persone interessanti che hanno il merito di non voler lasciar cadere nel dimenticatoio la storia, la cultura e la tradizione dei paesi che amano.
E costa pure poco.
E ti danno anche da mangiare.
Può bastare?
In alto i cuori, più in alto del Duranno
Cioli
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Giron Zoldando
Pranzo al Duran
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Ho passato due giorni da solo nella casetta in montagna (che poi non è una casetta, ma una roulette con un casseotto di legno a fungere da casetta, ma fatto bene) a fare qualche lavoro, a scrivere, leggere (anche se mi ero scordato a casa il libro che avevo intenzione di finire) e camminare, soprattutto in cerca di mughi per fare grappe e sciroppi.
Sabato mattina mi hanno raggiunto moglie e prole, altre camminate, altri lavoretti, tanti giochi con GPF. Domenica mattina pranzo al rifugio San Sebastiano sul Passo Duran causa improvviso cambio di programma e inaspettato malessere. E siccome non sono Vincenzo Mollica (c’è qualcosa che non piace a Mollica?) scrivo che non mi sono trovato bene. Cinquanta minuti per avere un po’ di ragù e due piatti misti (pastin, funghi, polenta e formaggio alla piastra) con GPF che, dopo venti minuti di attesa, comincia a smontare il locale. Per carità, il pastin era buono, ma il formaggio non sapeva di niente; i funghi erano altrettanto buoni, ma la polenta era polenta. Diciamo soddisfatti per il pranzo al 50%, insoddisfatti per l’attesa al 100%.
Ma non me ne vogliano i titolari del rifugio, il mio blog ha una diffusione leggermente inferiore alle guide del Gambero Rosso.
In alto il Cioli, sempre