Siccome non mi piace far preoccupare i miei amici – che poi mi mandano gentilissimi e premurosi messaggi – scrivo qualcosa di nuovo al volo, se non altro per mandare in secondo piano l’ultimo post.
Anzi, ne scrivo due.
La prima è che i milanesi sono freddolosi, e si tengono la giacca e il cappotto anche quando fa caldo e c’è il sole.
La seconda è che ho finito di leggere Fiona, altro libro di Covacich, ideale prosecuzione di A perdifiato (del quale trovate una splendida recensione a questo link).
Questo Covacich mi piace. Scrive – a mio personalissimo avviso – molto bene, e ha la grande qualità di saper tenere incollato il lettore alle pagine del libro finché non si arriva alla fine. Anche questo, come il precedente, è un bell’esempio di autodistruzione, il racconto di come un uomo potenzialmente felice (ricco, all’apice del successo, famoso, sposato con la compagna di una vita) sia in grado di distruggersi e distruggere ogni cosa. Il punto d’unione con il libro precedente è Fiona, la bambina del titolo, la piccola haitiana che Dario e Maura non avevano avuto il coraggio di portare con sé in Italia. C’è Maura, distrutta da quelli che sembrano essere rimorsi e sensi di colpa, c’è Alberto – il professorone – che cerca di salvare il salvabile per amore di Maura, ci sono tutta una serie di riferimenti all’attualità che sono forse la cosa più riuscita di tutto il libro: Unabomber (che diventa Minamaker), la Pivetti in lattice versione sadomaso (povera Italia…), il Grande Fratello (che diventa Habitat, e si trasforma in un porno) (apro altra parentesi: poverissima Italia…).
Bel libro. Mi dispiace per Ivo che non troverà le qualità amatorie della giovane Agota del precedente capitolo, ma potrà sempre rifarsi con la masturbazione boschiva. E adesso gli tocca per forza leggerlo, per sapere a cosa mi riferisco!
In alto i cuori
Cioli
