Serata un po’ così, dopo una giornata tutta un po’ così.
Ieri notte non ho praticamente mai dormito, va bene che ho fatto l’una per guardare l’ultimo episodio di una serie televisiva (prima volta in vita mia, si vede che sono fuori sede), ma dopo aver spento tutto non sono riuscito a chiudere occhio. Giornata tutta ovattata, un paio di caffè e tanti sbadigli, mattina schede di orologi, pranzo silenzioso con gente che parlava di cose che sono stanco di sentire, pomeriggio schede di dipinti, concluso con un’ora di colloquio riservato con un temporary manager.
Sono riuscito, tra una cosa e l’altra, a ritagliarmi dieci minuti per andare in libreria a fare un po’ di spesa, mi sono stancato di leggere libri che – forse non sempre a torto – Laura definisce noiosi. Allora per qualche giorno lascerò a prendere polvere il libro sulla storia politica e sociale di Venezia e il volume, in inglese, sui vetri francesi di fine ottocento per dedicarmi ad un altro buon Buzzati e a Jean Giono, quello de “L’uomo che piantava gli alberi“.
Ho cenato da solo, e alla fine non è cambiato poi molto dal pranzo, una pizza e una birra. La compagnia me la sono scelta io, uno dei libri comprati oggi: non parla, non rompe le palle, non dice sempre le stesse cose, quando sono stanco posso chiuderlo. Potesse essere così anche con molte delle persone che ci circondano credo che potremmo definirci tutti almeno un po’ più felici.
Sono malinconico, questa sera. Vorrei essere a casa mia, montare a Gianpietro il tunnel per il letto e mettermi dentro con lui a leggergli un libro facendoci luce con le lampade d’emergenza, come se fossimo in campeggio. Vorrei poi mettermi in divano, accendere il giradischi (sì, finalmente ho recuperato un vecchio giradischi funzionante) e restare tranquillo ad ascoltare un paio di vinili bevendo un sorso di quella buona grappa friulana che è in credenza, accanto a Laura, senza pensieri per un’ora, sereno. Felice.
Vorrei tante cose, ma alla fine mi rendo conto che per quanto possa girarci intorno con la testa e con le parole, che sia con me stesso o con un temporary manager, le cose che voglio veramente sono solamente due.
Anzi tre.
Mi piacerebbe che qualcuno possa prima o poi dire parole simili a queste, parole che Montanelli usava per introdurre un lavoro di Buzzati, I miracoli della Val Morel:
“Cosciente, Buzzati è un tale cretino che non si accorge nemmeno di essere, da incosciente, un genio”
Sono perfettamente cosciente, a differenza di Buzzati, di non essere un genio, ma il mondo è pieno di aggettivi che potrebbero adattarsi a me, certo meno pomposi ed impegnativi. Potrebbe andare bene così:
“Cosciente, Fabio è un tale cretino che non si accorge nemmeno di essere, da incosciente, bravino”
Ecco, potrebbe essere un buon inizio. Proprio così.
Penso sempre a voi
In alto i cuori
Cioli