Archive for the ‘Recensioni’ Category

Sul Grappa dopo la vittoria

Posted 21 giu 2010 — by Fabio
Category Recensioni

Paolo Malaguti, Sul Grappa dopo la vittoria

Ho comprato questo libro per due motivi: il titolo – che mi ispirava – e la copertina con la riproduzione di un dipinto di Tomea, pittore sfigato secondo la definizione Trevisan ma splendido quando dipinge i paesaggi delle sue montagne (originario di Zoppè, nel Cadore). In realtà c’è anche un terzo motivo: la ditta per cui lavoravo ha chiuso i battenti causa fallimento (ma su questo tornerò con calma a mente fredda, ci sono tante cose che meritano di essere raccontate) e mi trovavo a passeggiare senza una meta presto la mattina. Vicino casa avevano allestito un banchetto con diversi libri in vendita e come abitudine ho cercato qualcosa d’interessante, con la scusa aggiuntiva di far passare così ancora qualche altro minuto. E l’ho trovato nel libro di Paolo Malaguti, un insegnante in un liceo di Bassano del Grappa.

Il libro è la storia di un giovane che si trova suo malgrado a vivere l’orrore della Prima Guerra Mondiale – che sul Grappa ha visto scrivere alcune delle sue pagine più tremende – prima sfollando in Emilia-Romagna, poi rientrando nel vicentino, vicino Bassano.
Sullo sfondo c’è sempre la guerra, con la difficoltà di riuscire ad avere un lavoro, di portare a casa qualcosa da mangiare, di riuscire a rimanere vivi. C’è la vicenda dei recuperanti, che sul Grappa e sulle altre montagne andavano per raccogliere materiale bellico abbandonato da rivendere cercando di guadagnare qualche lira. C’è la difficoltà di ricostruire un rapporto con un padre duro, reso più duro dalla guerra dalla quale è tornato vivo, ma probabilmente morto dentro. C’è la volontà del protagonista di costruirsi un futuro, aiutando la famiglia, continuando a studiare, a Bassano. Dove troverà anche l’amore.
Un bel libro, da leggere al volo in un paio di giorni, con la grande capacità di tenerti incollato alle pagine finché non l’hai terminato. Bello, scritto bene, con spunti interessanti, a volte divertenti. A volte lezioso e forse troppo “ispirato” da altri autori/attori veneti già noti e celebrati (leggi: Paolini), ma comunque un bel romanzo.

In alto il Cioli, le cose possono solo migliorare

Vittorino Mason

Posted 16 mag 2010 — by Fabio
Category Montagna, Recensioni

Mentre vanifico ogni sforzo di mantenimento della linea ingolfandomi di confetti, grazie alle lodevoli iniziative di mia moglie, ripenso agli avvenimenti di queste ultime settimane. A voler riassumere il tutto con una frase veloce e concisa, credo che nulla renderebbe meglio la situazione di un secco: Un bel casino.
E allora, per non tediarvi con i problemi professionali che hanno preso veramente una piega sgradevole, preferisco raccontarvi di un piacevole incontro fatto una decina di giorni fa, in Biblioteca a Spinea, per la presentazione dell’ultimo diaporama di Vittorino Mason, un alpinista quarantasettenne di Castelfranco Veneto che alterna la sua passione per la montagna con la sua quotidianità di uomo, con tutti i suoi problemi, il suo lavoro in un supermercato, la convivenza con un’ottima compagna, gli affetti familiari, i ricordi di una vita. Vittorino ha scritto diversi libri, tutti dedicati alla montagna o ai suoi viaggi. Scrive anche delle belle poesie, e molto mi è piaciuto il gesto che ha voluto fare alla fine della serata regalando ai presenti una copia di un sua vecchia raccolte di poesie, In silenzio…, che con molto piacere ho aggiunto al mio scaffale di libri di montagna (anche se non solo di montagna queste poesie parlano, ma di pace, amore, gioventù e mille altri argomenti).
Le fotografie proiettate sono belle. O meglio, sono normali, e proprio per questo sono belle. Sono le fotografie scattate da chi ama la montagna, i suoi paesaggi, i suoi animali, la sua gente. Sono le fotografie che tutti scattiamo, a volte meglio a volte peggio, ma che Vittorino e pochi altri riescono ad accompagnare con le giuste parole. Per quasi due ore ci ha raccontato la sua vita, passando dal sogno dell’incontro con l’orso alle fritole che sua mamma ancora gli prepara (e che magari vorrà insegnarmi a fare, inviandomi la ricetta!), senza mai stancare, senza mai scadere nel retorico, senza seguire una scaletta precisa ma lasciando che a guidare i suoi pensieri fosse l’anima delle sue montagne. Le mie montagne.
Bravo Vittorino, mi sei proprio piaciuto. E mi è piaciuto fare, seppure al volo, due parole con te. Mi sono segnato che il mercoledì è il tuo giorno libero, magari riusciamo a finire a fare due passi insieme.
In alto i cuori, ce n’è proprio bisogno.
Cioli

Omega Speedmaster Automatic Reduced

Posted 28 feb 2010 — by Fabio
Category Recensioni

Che mi piacciano gli orologi è oramai chiaro.
Finalmente sono riuscito a trovare alla cifra giusta uno degli orologi che più mi piace – l’Omega Speedmaster Automatic Reduced, e finalmente posso scrivere con piacere una veloce recensione – liberamente ispirata alle tante presenti in rete – su questo orologio.

Lo Speedmaster Automatic nasce come evoluzione, semplificata, dello Speedmaster Automatic, noto ai più per essere stato il primo orologio indossato dal secondo uomo ad aver messo piede sulla Luna, Buzz Aldrin. In acciaio inossidabile levigato, con diametro da 38 millimetri (la misura esatta per il polso delicato), dotato da scala tachimetrica, quadrante nero, numeri, indici e lancette bianche, movimento Calibro Omega 3220, con vetro in esalite (che poi vetro non è, visto che l’esalite è un prodotto derivato dal plexiglass, più residente agli urti e ai graffi, e facilmente levigabile). Corona alle ore 3, due pulsanti per il cronometro alle ore 2 e 4, movimento automatico con riserva di carica di circa 40 ore (questa è la versione ufficiale, mi pare di poter dire con certezza che siamo a poco più di 30 effettive). Impermeabile quanto basta, visto che non faccio immersioni e non amo il mare. Braccialetto in acciaio inossidabile.
Prezzo di listino: 1.960 euro circa la versione attualmente in produzione (rif. 35395000 – la mia 35105000), meno lo sconto che normalmente in una gioielleria dovrebbero fare. Ma se cercate con calma e attenzione lo trovate a cifre decisamente più abbordabili.
Insomma, al di là delle informazioni tecniche, mi sento di poter consigliare questo orologio a chiunque voglia un gran bello orologio, che non costi una follia, che non perda valore nel tempo. E vi garantisco che il piacere di possedere un orologio (o più…) di qualità non viene mai meno: ogni volta che vi guardate il polso per sapere l’ora si scatena un piccolo moto di piacere.

Omega Speedmaster Automatic

Omega Speedmaster Automatic

Se combino due cose tra qualche giorno vi presenterò la recensione di un cronografo Monza Tag Heuer del 1976.

Grattami le palle

Posted 24 feb 2010 — by Fabio
Category Recensioni

Ho acquistato l’ultimo lavoro di Peter Gabriel, Scatch my back. Avevo ascoltato per radio un pezzo del disco, molto delicato, piacevole, The book of love (traccia 8 del cd). Oggi ero in giro per lavoro, dovevo guidare per un paio d’ore e l’occasione si presentava quindi propizia per ascoltare con calma il disco (ok, a casa c’è il valvolare con le casse fiche, ma c’è anche GPF, e le due cose non vanno propriamente d’accordo). Magari domani con calma vi spiego bene anche come è fatto, adesso no. Sono in quello stato d’animo dove l’unica cosa intelligente da fare è andare a correre.
Il disco è perfetto. Se vi volete suicidare.
Cioli

“Dio che non esisti ti prego”

Posted 27 gen 2010 — by Fabio
Category Recensioni

Sembra una provocazione. Una contraddizione nei termini. Ma è una frase, a mio avviso stupenda, di Dino Buzzati, ripresa e utilizzata come titolo nel bellissimo libro di Lucia Bellaspiga, con l’altrettanto significativo sottotitolo “Dino Buzzati, la fatica di credere”.
Non sono certo un bravo recensore, visto che non è il mio mestiere, e tanto meno potrei esserlo in questo caso considerando la faziosità che inevitabilmente andrebbe ad influenzare le mie parole. Adoro Buzzati da sempre. Trovo che il suo lavoro sia quanto di più intelligente la letteratura del Novecento abbia partorito, nelle espressioni brevi (le sue raccolte di racconti hanno qualcosa di straordinario, e che a qualcuno non venga in mente di dire che scrivere un racconto è più facile – più veloce – che scrivere un romanzo; i suoi articoli di giornale incantevoli ed unici), in quelle più estese (i romanzi, da Barnabo delle Montagne a Un amore, uno più bello dell’altro), in quelle più “sperimentali” (le tavole dipinte di Poema a Fumetti).
Il libro di Lucia Bellaspiga analizza un aspetto apparentemente secondario della vita e della produzione letteraria di Buzzati, quello del suo credere in Dio. Secondario perché, essendo Buzzati un non-credente, verrebbe da pensare che la tematica religiosa non avesse molto a che fare con la sua produzione. Apparentemente perché chiunque, anche il lettore meno attento, non può non rimanere colpito dai continui riferimenti dello scrittore bellunese al mondo dell’Aldilà, con la sua continua tensione alla ricerca di un qualcosa di altro, di alto. La ricerca di un Dio che da qualche parte sembra doverci essere. Inevitabilmente.
Il libro prende in analisi solamente gli scritti brevi di Buzzati – i racconti – ed esclude (con alcune eccezioni) anche gli scritti giornalistici.
Si parte con l’individuazione delle metafore del divino, con alcune delle figure più ricorrenti nei racconti di Buzzati: il Columbre, un campanello, una goccia che sale le scale, una figura che appare e scompare nelle anguste vie di un suk, qualcuno che batte alla porta. Qualcuno che – forse – ha un messaggio da consegnarci e che noi – troppo spesso, troppo tardi – non siamo in grado di comprendere, quando forse basterebbe “un’ombra di fede”.
Si passa poi al Presagio di Dio, che “pazientissimo, giorno e notte ci insegue, dove meno si pensa ci attende all’agguato, non ha bisogno di croce o di altari… anche nei vestiboli di marmo sterilizzato che non si possono nominare egli viene a tentarci proponendoci la salvezza dell’anima”. Un Dio sempre presente, anche quando lo si intende come non-presenza, nei racconti di Buzzati. Un Dio verso il quale prova un’attrazione troppo forte per essere taciuta o liquidata con un semplice laicità.
Ci sono il diavolo e il male, nelle loro metafore, a tentare continuamente l’uomo e metterlo di fronte alle proprie scelte. C’è il tempo che passa e che divora, che corre sempre più veloce dell’uomo. C’è la fine del mondo, per tutto il creato, per una sola città, per un solo condominio, per un solo uomo.
E c’è l’Aldilà che, alla fine, ormai minato dalla malattia, attendeva anche Buzzati.
Ci sono fotografie e disegni, schizzi, pagine dei suoi tanti quaderni fittamente scritti con una grafia quasi fanciullesca. Ci sono i ricordi di chi con Buzzati ha lavorato e vissuto, di chi l’ha accompagnato sulle montagne che forse più di ogni altra cosa ha amato.
C’è una poesia, che in sé racchiude il senso di tutto questo:

- Dio che non esisti ti prego
che almeno su questa grande nave
che mi porta via
le cabine siano ben areate
- Ma se non esiste perché lo preghi?
- Non esiste fintantoché io non ci credo
finché continuo a vivere come viviamo tutti
desiderando desiderando
ma se io lo chiamo…
- Troppo tardi
- Per la forza terribile dell’anima mia,
forse vile, trascurabile in sé
però anima nella piena portata del termine,
se io lo chiamo verrà

Consiglio di leggere qualsiasi cosa di Buzzati a chiunque. Consiglio di leggere il libro della Bellaspiga a chi voglia approfondire meglio la conoscenza di Buzzati e di quello che verosimilmente è il tema portante di tutta la sua produzione. Consiglio questo libro in particolare al mio amico Matrix, uomo dalla scaltra e coerente intelligenza che – come me – non può non avere dubbi.
Fabio

Rovereto, oh Rovereto

Posted 25 gen 2010 — by Fabio
Category Cucina, Recensioni, Varie

Bellissimo il fine settimana, oramai alla spalle dopo un tuffo a piedi pari dentro la settimana lavorativa, passato a Rovereto con famiglia e amici.
Si parte sabato all’ora di pranzo, per riuscire a sfruttare il sonnellino pomeridiano di GPF e guidare tranquilli senza problemi e senza pause fino a Rovereto, dove svegliamo il piccolo una volta dentro il parcheggio del MART.
Visita al museo, che alla fine trova – secondo la mia personalissima opinione – nella collezione delle opere degli artisti italiani di inizio Novecento il suo massimo interesse, ed in particolare nei dipinti di Morandi provenienti dalla Collezione Giovanardi. La mostra temporanea in corso è dedicata a Kendell Geers, “nato in Sud Africa e da sempre impegnato in una riflessione profonda e personale sul tema della segregazione razziale… Con i suoi lavori, Kendell Geers esplora i limiti e i confini geografici, linguistici, politici, sociali, sessuali e psicologici dell’uomo.
L’artista rivendica, infatti, la necessità di prendere posizione rispetto al mondo in cui viviamo. Da questo atteggiamento critico – che evita però ogni visione manichea della realtà – nasce un’arte impegnata, che coinvolge totalmente l’artista a livello personale, e trascina il pubblico all’interno dell’opera, rendendolo a tutti gli effetti un elemento della creazione artistica. Le stesse reazioni ed emozioni del visitatore, spaesamento, attrazione o rifiuto, sono parte costitutiva delle opere di Kendell Geers.”
Non mi è piaciuta.
Molto, ma molto bello invece il bed and breakfast dove abbiamo dormito, sempre a Rovereto. Si chiama VILLA DORDI, in via dei Colli 28, nella zona alta della città, dove si trovano le ville più belle. Arriviamo con calma, poco prima delle 18, e il gentilissimo proprietario ci accompagna in una camera pulita, spaziosa, calda e accogliente. Il letto è grande e comodo e il bagno grande come – se non di più – quello di casa mia. Ma la cosa più bella è proprio la villa, “in stile liberty, con giardino mediterraneo, fatta costruire nel 1908 dal bisnonno dell’attuale proprietario”. Ci viene consegnato anche il telecomando del garage, per poter lasciare la macchina al coperto e al riparo dal gelo della provincia trentina.
Doccia e via, destinazione CASA DEL VINO DELLA VALLAGARINA a Isera, locale vivamente consigliato da Lucio. Non ricordavo il nome della via, ma sapevo di doverlo cercare accanto alla chiesa del paese, così sul navigatore scrivo Isera, Via Chiesa e dopo aver guidato per più di mezzora su impervie strade di montagna, correndo anche il rischio di dover montare le catene, lanciato svariati improperi all’amico Lucio, finalmente trovo il paese, in linea d’aria a non più di 3-4 chilometri dal centro di Rovereto e facilmente raggiungibile a navigatore spento.
Il locale è stupendo, il personale gentile e disponibile, la cena – così composta – ottima:
- insalatina di lenticchie con contorno di porri e guanciale
- tagliolini con ragù di carne salada e verze
- arrosto di vitello cotto 12 ore a fuoco lento con verdure
- abbondante marzemino etichetta verde della cantina sociale di Isera
GPF si diverte: una cameriera decisamente carina continua a fargli complimenti e a servigli pezzi di grana come se piovessero (“Ancoa grana, signoa. Grasie, signoa”). Compro anche una bottiglia di Nosiola, un vino bianco prodotto da un vitigno che conosco solo per l’ottima grappa che compro ogni volta che mi trovo a Trento. Si paga un po’, ma non eccessivamente, e comunque giusto per il servizio e la qualità. In un ipotetica scala Ferraccioli contrapposta alla Guida Michelin, con le A di Audiografia al posto delle stelle, meriterebbe 3 A (o forse 5, se decidessi di portare il numero delle A da 3 a 5).
Torniamo con calma in camera, dove ci addormentiamo con l’Egitto di Alberto Angela e una dubbio atroce: ma tra Alberto e Piero, in una partita a Trivial, chi vincerà?
Domenica colazione con calma (del proprietario, che probabilmente si era addormentato e scordato dei suoi ospiti!), dove è tutto buono, specie lo strudel, nella grande sala comune di Villa Dordi dove una volta di più il signor Dordi si conferma persona gentile e disponibile.
Visita a Casa Depero, bella per gli arazzi e per l’architettura, ma non entusiasmante, e finalmente pranzo a casa Rigon, con Lucio e Marilena che da troppo tempo non riuscivamo ad incontrare. Mangiamo bene, ci raccontiamo un sacco di cose e come ogni volta, nonostante sia così difficile vedersi, sembra di essere stati insieme la settimana precedente. Bravo Lucio, e bravissima Marilena: almeno qualcosa di buono Ca’ Foscari l’ha lasciata.
E alla fine si torna a casa, ancora una volta con GPF addormentato per il viaggio.
In alto i cuori. E ricordatevi che a Rovereto esiste una sola agenzia di viaggi: l’AGENZIA PETERLINI
Cioli

Murello, l’arte di vendere orologi

Posted 15 gen 2010 — by Fabio
Category Recensioni, Varie

Visto che da un paio di giorni sono sommerso da notizie esclusivamente negative, mi consolo dedicando un po’ del mio tempo alle cose che mi piacciono. Sono una persona semplice, mi accontento di piccole gioie e mi basta veramente poco per stare bene. Tra le cose che mi piacciono ci sono gli orologi. Orologi da polso. Se ne avessi, spenderei milioni di euro in orologi da polso. Se venite a consultare il nostro archivio in ufficio non pensate di trovare un solo catalogo di orologi in casa d’aste: tutti quelli che arrivano sono miei.
E allora ho cercato su internet il sito di un mio personalissimo mito: Murello, la gioielleria di San Donà di Piave che tutte le domeniche pomeriggio è onda su La9 con una trasmissione di vendita di orologi. Il sito non c’è, e ancora in fase di costruzione, ma se cercate bene senza troppa fatica potrete trovare qualche registrazione video delle trasmissioni. Il venditore è un mito. Basta. Non ci sono altre parole per descrivere l’abilità e la passione che mette nelle sue parole. Riesce a passare dieci minuti a descriverti perché un Rolex è fatto in quel modo, perché c’è la chiusura con la doppia deployante, perché questa versione ha il numero di riferiment0 così invece che colà, concludendo sempre con:
“per questo esemplare, mai indossato, chilometri zero, presente in collezione, la nostra richiesta è…”
Un paio di volte ho telefonato: ho la fissa degli Heuer, il Monaco, meglio ancora il Gulf, e degli Omega, lo Speedmaster, ma per comprare è meglio aspettare ancora un po’. Intanto guardo, mi informo, imparo sempre qualcosa, e ho sempre cose nuove da commentare con il mio amico Matteo che come me aspetta sempre con ansia l’oramai immancabile appuntamento della domenica pomeriggio.
Se per caso avete qualche orologio da vendere, a pochi soldi, perché magari volete realizzare al volo qualche euro, fatemelo sapere. Oltre che per i sopra citati Heuer ed Omega ho mandato da Matteo anche la IWC!
In alto i cuori
Cioli

P.S.: Mr. Murello, ricordati di me quando sarà il momento. Anche in caso volessi offrirmi un nuovo posto di lavoro!

Varie ed eventuali – III

Posted 12 dic 2009 — by Fabio
Category Recensioni, Varie

… finché non vedo non credo.
Quindi, andiamo avanti con tutte le nostre cose, dispiaciuto per ora dal fatto di non poter stare tutto il tempo che vorrei, che meriterebbero, con Laura e Gianpietro. Spero di cuore di riuscire a rifarmi durante le vacanze invernali.
Però sono contento per alcune cose.
Ho finalmente mandato in stampa il primo cataloghino completamente curato da me di Raoul Schultz, un pittore veneziano morto nel 1971 e che un mio caro amico ha sempre collezionato con amore maniacale. Potete vederne una versione in bassa qui. Tra qualche giorno avrò in mano le versioni ufficiali, cartacee, e a chi ne vorrà una copia sarò ben lieto di fargliela avere (affrettatevi, ai primi 3 è in omaggio…). Sarò ancora più lieto di mettervi in contatto con il proprietario dei quadri, specie se avrete intenzione di comprarne qualcuno.
Sono contento perché ho terminato l’album delle foto del matrimonio. Riuscire a stamparlo è stato un parto, e alla fine – dopo mille tentativi e numerosissime modifiche in corso d’opera – ho fatto tutto come per il mio primo piccolo libro di fotografie e l’ho stampato su Blurb. Crepi l’avarizia, pagherò qualcosa in più per gli oneri doganali, ma almeno Blurb è un sito che funziona come si deve, altro che Ilmiolibro (del quale non metto il link, per dispetto).
Sono contento perché adesso potrò dedicarmi ad un paio di cose che avevo accantonato in attesa di terminare le due di cui sopra: il mio diario scozzese e il restiling di un paio di siti. Dovrei riuscire a fare tutto questo durante le vacanze, o quanto meno a portarmi un po’ avanti. Ok, la seconda è decisamente nerd, però è una di quelle attività che richiede attenzione, tranquillità, delle bella musica come sottofondo, un bicchiere di vino e si riesce ad arrivare alle 2-3 di notte senza nemmeno accorgersene.
Sono contento perché ho letto il blog di Capitan Uncino, così attiva nel blog di mio cognato. L’ho trovato intelligente, ironico, critico. Brava.
Sto leggendo un bel libro. L’arte di correre, di Murakami, quello che ha scritto Kafka sulla spiaggia. Bello. Va a finire che mi rimetto seriamente a correre. Tra figlio, lavoro, spalla, spritz è da un pezzo che sono fermo, e darsi una bella mossa non farebbe certo male.
In alto i cuori, oggi è una bella giornata. Voi probabilmente sarete a casa mentre io sono in ufficio a scrivere queste cagate ed aspettare che alle 15.30 cominci un’asta di beneficenza che mi ha spompato. Almeno è per un buon fine, ma ultimamente stare dietro alla Luisa è più faticoso che organizzare un’asta esterna.
Ci sentiamo presto, magari con la versione aggiornata di tutto Audiografia. Altrimenti Ivo si lamenta perché – dice lui – non è giusto che sia il solo sfigato a perdere tempo davanti al computer.
Un cuore colmo di gioia, a tutti quanti.
Cioli