Domenica notte, tardissimo. Tipo a mezzanotte.
Avevo letto di questo nuovo programma di Bollani, sei puntate in tutto, in una mail che ricevo perché sono iscritto a mailing strane. Me ne ero dimenticato. Poi questa sera, seduto davanti al computer con una enorme terrina di carote, tonno e mozzarella (cacchio che voglia di una birra) mi è tornata in mente questa cosa.
Rai Replay, canale 3, trovato.
Bollani è un genio. Punto, non ci sono tante altre parole. Suona, canta, racconta, spiega e lo fa sempre bene. Senza prendersi troppo sul serio e risultando sempre preciso, puntuale e simpatico. Con lui – in questa prima puntata – Irene Grandi, che più invecchia più bella diventa, Gabriele Mirabassi, straordinario clarinettista e i due musicisti danesi Jesper Bodilsen al contrabbasso e Morten Lund alla batteria. Il tutto accompagnato da Caterina Guzzanti.
A me piace, consiglio a tutti di guardare questa e le prossime cinque puntate.
Consiglio a tutti quelli che hanno comprato dischi di Allevi di bruciarli danzandoci diabolicamente attorno ma soprattutto di boicottare Allevi in qualunque sue forma, sia questa musicale o didattica.
In alto i cuori
Cioli
Archive for the ‘Recensioni’ Category
Sostiene Bollani
Category Musica, Recensioni
Henry Beyle
Category Recensioni, Varie
Fa un caldo becco.
E come previsto finalmente piove. Resta il fatto che continua a fare un caldo becco.
Sono diverse settimane che non scrivo su Audiografia. Non lo faccio per pigrizia, è proprio che mi manca il tempo e tutte le volte che mi viene in mente di farlo o sono in treno senza connessione o – più frequentemente – sono le 3 di mattina e non ho la forza per farlo. E se sono sveglio alle 3 di mattina è perché i maledetti del bar sotto la mia cameretta a Trento fanno un casino dannato, mi girano le palle vorticosamente ma lo sforzo più grande che riesco a fare è rimettere i tappi nelle orecchie, di mettermi a scrivere proprio non se ne parla.
E allora due righe questa sera, con GPF già a letto, la pioggia di sottofondo ad attutire anche i botti dei fuochi d’artificio che da qualche parte qui intorno stanno facendo, forse al Villaggio dei Fiori per la Festa del Pescatore. Domani sveglia all’alba, martedì pure, poi si parte per Trento e addio bella vita per quasi 20 giorni, con due fine settimana consecutivi lontano da casa per l’esposizione prima e l’asta poi. Cercheremo di tenere botta.
Ieri bel matrimonio, divertente e ben organizzato. Complimenti a Sara e Chistof per tutto, ma soprattutto auguri di cuore per tutto il bene che dovrà venire. Complimenti al Guzzo che si rivela – ogni volta di più – straordinario compagno di ciucche e di mangiate.
E siccome era da un pezzo che volevo farlo, scrivo di un libricino che ho comprato e letto ormai da qualche settimana. Ancora una volta Dino Buzzati, ma questa è una chicca. Il titolo è “Far pubblicare un romanzo è più difficile o più facile di una volta?”, ed è pubblicato dai tipi delle Edizioni Henry Beyle ( e qui ci sta la chicca nella chicca, con citazione dottissima suggeritami dal caro amico e professore Gianni Checchin, visto che Henry Beyle è il vero nome di Stendhal). Fin qui niente di straordinario: solita scrittura di Buzzati, solita ironia, solita piacevolezza. La bellezza vera e propria sta nel libro, inteso come oggetto fisico (e fonte di feticismo): stampato su carta Zerkall-Butten, carattere garamond monotype corpo 12 in 575 copie numerate. Il mio esemplare è il numero 279.
I 25 euro meglio spesi degli ultimi mesi.
Per il resto, i cuori stanno a mezza via, per andare in alto in alto ultimamente faticano un po’. Anche se la gioia di Ivo e Silvia e quella di Luca e Roberta è un po’ anche la mia.
Statemi bene, continuate a seguirmi, prometto che aumenterò la frequenza delle mie incursioni.
Il Cioli
Nuova funzionalità Nike+
Category Recensioni
Ci sono giorni difficili, pieni di imprevisti.
Ci sono giorni nei quali veniamo continuamente messi alla prova.
Ci sono giorno nei quali possiamo dare il meglio di noi, e non essere secondi a nessuno.
Misurate anche voi quanto vi girano le palle.
Collegate il sensore del vostro Nike+ nell’apposito spazio e il vostro Ipod registrerà ogni vostro risultato: media giornaliera, massima velocità di rotazione, calorie bruciate, incazzature consumate.
Collegatevi poi al vostro account sul nostro sito, confrontate i vostri risultati con quelli degli amici. Datevi da fare per trovare il meglio che c’è in voi.
Tirate fuori il campione che è in voi.
Fiona
Category Recensioni
Siccome non mi piace far preoccupare i miei amici – che poi mi mandano gentilissimi e premurosi messaggi – scrivo qualcosa di nuovo al volo, se non altro per mandare in secondo piano l’ultimo post.
Anzi, ne scrivo due.
La prima è che i milanesi sono freddolosi, e si tengono la giacca e il cappotto anche quando fa caldo e c’è il sole.
La seconda è che ho finito di leggere Fiona, altro libro di Covacich, ideale prosecuzione di A perdifiato (del quale trovate una splendida recensione a questo link).
Questo Covacich mi piace. Scrive – a mio personalissimo avviso – molto bene, e ha la grande qualità di saper tenere incollato il lettore alle pagine del libro finché non si arriva alla fine. Anche questo, come il precedente, è un bell’esempio di autodistruzione, il racconto di come un uomo potenzialmente felice (ricco, all’apice del successo, famoso, sposato con la compagna di una vita) sia in grado di distruggersi e distruggere ogni cosa. Il punto d’unione con il libro precedente è Fiona, la bambina del titolo, la piccola haitiana che Dario e Maura non avevano avuto il coraggio di portare con sé in Italia. C’è Maura, distrutta da quelli che sembrano essere rimorsi e sensi di colpa, c’è Alberto – il professorone – che cerca di salvare il salvabile per amore di Maura, ci sono tutta una serie di riferimenti all’attualità che sono forse la cosa più riuscita di tutto il libro: Unabomber (che diventa Minamaker), la Pivetti in lattice versione sadomaso (povera Italia…), il Grande Fratello (che diventa Habitat, e si trasforma in un porno) (apro altra parentesi: poverissima Italia…).
Bel libro. Mi dispiace per Ivo che non troverà le qualità amatorie della giovane Agota del precedente capitolo, ma potrà sempre rifarsi con la masturbazione boschiva. E adesso gli tocca per forza leggerlo, per sapere a cosa mi riferisco!
In alto i cuori
Cioli
A perdifiato
Category Recensioni
Durante queste ferie, più o meno forzate che siano, sto divorando libri.
Il penultimo in ordine di tempo è A perdifiato, di Mauro Covacich. Siccome non ho voglia di scrivere vi allego la mia personalissima recensione che ho scritto qualche giorno fa nel mi altrettanto personalissimo database di riassunti – recensioni (cosa molto nerd, lo so, fottetevi). Quindi, se avete intenzione di leggere questo libro, non proseguite. Ma se proseguite magari potrebbe venirvi voglia di leggerlo.
Romanzo con cocaina
Category Recensioni
Ultimamente ho parecchio tempo libero.
Mio malgrado.
Però almeno posso occuparlo in modi intelligenti: facendo qualche lavoretto a casa, continuando le mie ricerche sulla ghironda (a presto grandi novità su questo sito), leggendo. Soprattutto leggendo. Sto leggendo molto, e fortunatamente sono incappato su libri molto belli.
L’ultimo della serie è Romanzo con cocaina, di M. Ageev.
Ho cercato questo libro come un matto per un motivo del tutto particolare: in un altro bel libro terminato qualche giorno fa (La libreria del buon romanzo) uno dei protagonisti arrivava al lavoro la mattina tutto frastornato ed eccitato per essere stato sveglio tutta la notte a leggere l’unico libro di Ageev, Romanzo con cocaina.
Questa cosa mi ha incuriosito. Il libro esiste, ma è difficile da reperire (è fuori catalogo da qualche anno), e nelle mie due librerie di fiducia non sono stati in grado di aiutarmi. Meglio è andata in biblioteca a Spinea dove, grazie al prestito interbibliotecario, sono riuscito a trovare una vecchia copia del libro (che – per inciso – sono alla fine riuscito a comprare da un rigattiere con una vetrina di libri usati su internet).
Romanzo con cocaina è un libro misterioso: all’editore Belfond giunse un pacchetto postale con un manoscritto russo tradotto in francese inviatogli da una traduttrice che fornì poche indicazioni sull’autore, M. Ageev (pronuncia Aghieief), un ebreo fuggito dalla Rivoluzione russa per nascondersi a Costantinopoli passando prima per la Germania.
E’ la storia, allucinante, di un giovane russo, divisa in tre capitoli e un epilogo: scuola, amore, droga, morte. Non è che ci sia molto da dire, alla fine sembra di leggere un diario con forti reminescenze Dostoevskiane (almeno per me, magari qualcuno non sarà d’accordo) e scorre via veloce. Stupisce la depravazione del giovane, nel suo approccio malsano al sesso, nell’annullamento dell’amore verso Sonja – che non riesce a concretizzare e diventa “un’interrotta caduta, una sorta di precipitoso impoverimento dei sentimenti” – e verso la madre, alla quale non si farà scrupoli di rubare una spilla preziosa, unico ricordo del marito, per recuperare qualche rublo, nell’annullamento di se stesso nel vortice senza fondo della droga.
Una sorta di romanzo di formazione al contrario, che merita di essere letto, e che dovrebbe essere ripubblicato per ottenere il giusto riconoscimento.
Riporto alcune righe che meritano di essere lette con attenzione: “… la vita è più facile per lo stupido che non per l’intelligente, che il furbo sta meglio dell’onesto, che l’avido ha più piaceri del generoso, che il crudele viene trattato con più dolcezza del debole, che il violento gode più del pacifico, che il bugiardo è più sazio del giusto, che il goloso se la spassa più del continente. Che così era un tempo, e così sarà in eterno, finché sulla terra sarà vivo l’uomo.”
In alto i cuori
Pranzo al Duran
Category Cucina, Recensioni, Varie
Ho passato due giorni da solo nella casetta in montagna (che poi non è una casetta, ma una roulette con un casseotto di legno a fungere da casetta, ma fatto bene) a fare qualche lavoro, a scrivere, leggere (anche se mi ero scordato a casa il libro che avevo intenzione di finire) e camminare, soprattutto in cerca di mughi per fare grappe e sciroppi.
Sabato mattina mi hanno raggiunto moglie e prole, altre camminate, altri lavoretti, tanti giochi con GPF. Domenica mattina pranzo al rifugio San Sebastiano sul Passo Duran causa improvviso cambio di programma e inaspettato malessere. E siccome non sono Vincenzo Mollica (c’è qualcosa che non piace a Mollica?) scrivo che non mi sono trovato bene. Cinquanta minuti per avere un po’ di ragù e due piatti misti (pastin, funghi, polenta e formaggio alla piastra) con GPF che, dopo venti minuti di attesa, comincia a smontare il locale. Per carità, il pastin era buono, ma il formaggio non sapeva di niente; i funghi erano altrettanto buoni, ma la polenta era polenta. Diciamo soddisfatti per il pranzo al 50%, insoddisfatti per l’attesa al 100%.
Ma non me ne vogliano i titolari del rifugio, il mio blog ha una diffusione leggermente inferiore alle guide del Gambero Rosso.
In alto il Cioli, sempre


