Archive for the ‘Recensioni’ Category

Sostiene Bollani

Posted 20 set 2011 — by Fabio
Category Musica, Recensioni

Domenica notte, tardissimo. Tipo a mezzanotte.
Avevo letto di questo nuovo programma di Bollani, sei puntate in tutto, in una mail che ricevo perché sono iscritto a mailing strane. Me ne ero dimenticato. Poi questa sera, seduto davanti al computer con una enorme terrina di carote, tonno e mozzarella (cacchio che voglia di una birra) mi è tornata in mente questa cosa.
Rai Replay, canale 3, trovato.
Bollani è un genio. Punto, non ci sono tante altre parole. Suona, canta, racconta, spiega e lo fa sempre bene. Senza prendersi troppo sul serio e risultando sempre preciso, puntuale e simpatico. Con lui – in questa prima puntata – Irene Grandi, che più invecchia più bella diventa, Gabriele Mirabassi, straordinario clarinettista e i due musicisti danesi Jesper Bodilsen al contrabbasso e Morten Lund alla batteria. Il tutto accompagnato da Caterina Guzzanti.
A me piace, consiglio a tutti di guardare questa e le prossime cinque puntate.
Consiglio a tutti quelli che hanno comprato dischi di Allevi di bruciarli danzandoci diabolicamente attorno ma soprattutto di boicottare Allevi in qualunque sue forma, sia questa musicale o didattica.
In alto i cuori
Cioli

Henry Beyle

Posted 05 giu 2011 — by Fabio
Category Recensioni, Varie

Fa un caldo becco.
E come previsto finalmente piove. Resta il fatto che continua a fare un caldo becco.

Sono diverse settimane che non scrivo su Audiografia. Non lo faccio per pigrizia, è proprio che mi manca il tempo e tutte le volte che mi viene in mente di farlo o sono in treno senza connessione o – più frequentemente – sono le 3 di mattina e non ho la forza per farlo. E se sono sveglio alle 3 di mattina è perché i maledetti del bar sotto la mia cameretta a Trento fanno un casino dannato, mi girano le palle vorticosamente ma lo sforzo più grande che riesco a fare è rimettere i tappi nelle orecchie, di mettermi a scrivere proprio non se ne parla.

E allora due righe questa sera, con GPF già a letto, la pioggia di sottofondo ad attutire anche i botti dei fuochi d’artificio che da qualche parte qui intorno stanno facendo, forse al Villaggio dei Fiori per la Festa del Pescatore. Domani sveglia all’alba, martedì pure, poi si parte per Trento e addio bella vita per quasi 20 giorni, con due fine settimana consecutivi lontano da casa per l’esposizione prima e l’asta poi. Cercheremo di tenere botta.

Ieri bel matrimonio, divertente e ben organizzato. Complimenti a Sara e Chistof per tutto, ma soprattutto auguri di cuore per tutto il bene che dovrà venire. Complimenti al Guzzo che si rivela – ogni volta di più – straordinario compagno di ciucche e di mangiate.

E siccome era da un pezzo che volevo farlo, scrivo di un libricino che ho comprato e letto ormai da qualche settimana. Ancora una volta Dino Buzzati, ma questa è una chicca. Il titolo è “Far pubblicare un romanzo è più difficile o più facile di una volta?”, ed è pubblicato dai tipi delle Edizioni Henry Beyle ( e qui ci sta la chicca nella chicca, con citazione dottissima suggeritami dal caro amico e professore Gianni Checchin, visto che Henry Beyle è il vero nome di Stendhal). Fin qui niente di straordinario: solita scrittura di Buzzati, solita ironia, solita piacevolezza. La bellezza vera e propria sta nel libro, inteso come oggetto fisico (e fonte di feticismo): stampato su carta Zerkall-Butten, carattere garamond monotype corpo 12 in 575 copie numerate. Il mio esemplare è il numero 279.
I 25 euro meglio spesi degli ultimi mesi.

Per il resto, i cuori stanno a mezza via, per andare in alto in alto ultimamente faticano un po’. Anche se la gioia di Ivo e Silvia e quella di Luca e Roberta è un po’ anche la mia.

Statemi bene, continuate a seguirmi, prometto che aumenterò la frequenza delle mie incursioni.

Il Cioli

Destinatario sconosciuto

Posted 27 feb 2011 — by Fabio
Category Recensioni

Negli ultimi giorni ho divorato parecchi libri. Faccio lunghi viaggi in treno, anche 7-8 ore al giorno. Dormo spesso fuori casa, anche 3-4 notti a settimana, mi rimane il tempo per leggere.

Ho letto l’ultimo libro di Umberto Eco, Il cimitero di Praga. Bel libro, come spesso accade per i libri di Eco, ma non è certo questo il protagonista di questi miei pensieri. Lo cito perché casualmente è stato cronologicamente il primo di una “trilogia ebraica” che ho concluso pochi minuti fa. Il libro di Eco parla di come venne creato ad arte il complotto anti-giudaico (riassumendo in maniera spicciola) a partire dalla seconda metà del XIX secolo. Tra sdoppiamenti della personalità, dotte citazioni letterarie, precisi e puntuali riferimenti storici si snoda un intreccio complicato ma affascinante che riesce a conquistare l’attenzione.

Poi ho letto Destinatario sconosciuto, di Kressmann Taylor. E’ un libro veloce, da leggere in meno di mezzora. E’ un libro di una bellezza e di una forza sconvolgente e credo di non sbagliare quando dico che probabilmente rimarrà uno dei libri più difficili da dimenticare tra i tanti che ho letto e i tantissimi che – mi auguro – continuerò a leggere e certamente tra i tre quello che mi più ha colpito. Onore a Zia Vera dei Libretti per avercelo regalato, onore al genio della Kressmann per aver concepito in anticipo sui tempi un capolavoro sul rapporto tra tedeschi di razza ariana e tedeschi ebrei, sulla diffusione dell’antisemitismo, sulla capacità dell’uomo di diventare un mostro e calpestare tutti i valori più puri, dalla vita all’amicizia. Leggetelo, vi rimarrà dentro qualcosa di grande e mi ringrazierete per il consiglio.

Il terzo è Il nazista e il barbiere, di Edgar Hilsenrath. Avevo intenzione di leggerlo da qualche settimana, l’avevo notato in una scaffale poco in vista della mia libreria trentina preferita, una bella libreria con annesso bar-piccolo ristorante dove mi piace mangiare da solo sfogliando qualche libro nuovo e dove si capisce al volo che il libraio-barista ha tutte le carte in regola per diventare un ottimo amico-consigliere di buone letture. Bella copertina, bella edizione (anche nei particolari per chi, come me, si compiace di frasi del tipo: “Questa edizione è stata stampata su carta Favini presso … il quindici gennaio duemiladieci”), bello il formato. Ma bella la storia. La vicenda è quella di due ragazzi nati lo stesso giorno, uno da famiglia di pura razza tedesca, l’altro da genitori ebrei. Il primo brutto e storto, il secondo bello e biondo. Cresceranno insieme, il ragazzo tedesco imparerà tutto quello che il ragazzo ebreo gli insegnerà fino a prenderne il posto dopo essere diventato uno sterminatore delle SS in un campo di concentramento. Un libro di 480 pagine da leggere di corsa, incredibilmente agile e veloce nella narrazione, avvicente, emozionante, doloroso.
Chi mi segue con attenzione sa quanto sia sensibile a questi argomenti. Mi piace riportarvi un brevissimo estratto preso dalle ultime pagine de Il nazista e il barbiere:

<Non potrei condannarti qui, Max. Qui sulla terra no. Ma mi è venuta un’idea>
<Che idea, Wolfgang?>
<Un’idea originalissima!>
<E di cosa si tratta?>
<Ti passo ad un altro giudizio!>
<Non ci trovo nulla di originale>
<Ti passo a Dio, Max>

Faccio lunghi viaggi in treno, anche 7-8 ore al giorno. Dormo spesso fuori casa, anche 3-4 notti a settimana, mi rimane il tempo per leggere. Mi rimane il tempo per pensare.
Cioli

Nuova funzionalità Nike+

Posted 18 gen 2011 — by Fabio
Category Recensioni

Ci sono giorni difficili, pieni di imprevisti.
Ci sono giorni nei quali veniamo continuamente messi alla prova.
Ci sono giorno nei quali possiamo dare il meglio di noi, e non essere secondi a nessuno.
Misurate anche voi quanto vi girano le palle.
Collegate il sensore del vostro Nike+ nell’apposito spazio e il vostro Ipod registrerà ogni vostro risultato: media giornaliera, massima velocità di rotazione, calorie bruciate, incazzature consumate.
Collegatevi poi al vostro account sul nostro sito, confrontate i vostri risultati con quelli degli amici. Datevi da fare per trovare il meglio che c’è in voi.
Tirate fuori il campione che è in voi.

Fiona

Posted 22 set 2010 — by Fabio
Category Recensioni

Siccome non mi piace far preoccupare i miei amici – che poi mi mandano gentilissimi e premurosi messaggi – scrivo qualcosa di nuovo al volo, se non altro per mandare in secondo piano l’ultimo post.
Anzi, ne scrivo due.
La prima è che i milanesi sono freddolosi, e si tengono la giacca e il cappotto anche quando fa caldo e c’è il sole.
La seconda è che ho finito di leggere Fiona, altro libro di Covacich, ideale prosecuzione di A perdifiato (del quale trovate una splendida recensione a questo link).

Fiona, Mauro Covacich

Questo Covacich mi piace. Scrive – a mio personalissimo avviso – molto bene, e ha la grande qualità di saper tenere incollato il lettore alle pagine del libro finché non si arriva alla fine. Anche questo, come il precedente, è un bell’esempio di autodistruzione, il racconto di come un uomo potenzialmente felice (ricco, all’apice del successo, famoso, sposato con la compagna di una vita) sia in grado di distruggersi e distruggere ogni cosa. Il punto d’unione con il libro precedente è Fiona, la bambina del titolo, la piccola haitiana che Dario e Maura non avevano avuto il coraggio di portare con sé in Italia. C’è Maura, distrutta da quelli che sembrano essere rimorsi e sensi di colpa, c’è Alberto – il professorone – che cerca di salvare il salvabile per amore di Maura, ci sono tutta una serie di riferimenti all’attualità che sono forse la cosa più riuscita di tutto il libro: Unabomber (che diventa Minamaker), la Pivetti in lattice versione sadomaso (povera Italia…), il Grande Fratello (che diventa Habitat, e si trasforma in un porno) (apro altra parentesi: poverissima Italia…).
Bel libro. Mi dispiace per Ivo che non troverà le qualità amatorie della giovane Agota del precedente capitolo, ma potrà sempre rifarsi con la masturbazione boschiva. E adesso gli tocca per forza leggerlo, per sapere a cosa mi riferisco!
In alto i cuori
Cioli

A perdifiato

Posted 18 ago 2010 — by Fabio
Category Recensioni

Durante queste ferie, più o meno forzate che siano, sto divorando libri.
Il penultimo in ordine di tempo è A perdifiato, di Mauro Covacich. Siccome non ho voglia di scrivere vi allego la mia personalissima recensione che ho scritto qualche giorno fa nel mi altrettanto personalissimo database di riassunti – recensioni (cosa molto nerd, lo so, fottetevi). Quindi, se avete intenzione di leggere questo libro, non proseguite. Ma se proseguite magari potrebbe venirvi voglia di leggerlo.

Dario Rensich è un ex maratoneta, sesto a New York. Sposato con Maura, ex sciatrice, gran bella figa con un paio di tette spaziali.
Viene spedito a Szeged, in Ungheria, dalla Federazione di Atletica per allenare una squadra di giovani mezzofondiste fino a farle diventare maratonete.
Basta poco, e comincia a scopare come un riccio con Agota, una delle sue allieve, una delle più dotate. Forse una delle più dotate anche a letto, Felicità pura, pompini da urlo, scopate da svenire. E Dario perde il controllo. E’ sterile, non può avere figli, da mesi ormai sta aspettando la conferma per andare con su moglie ad Haiti per adottare la piccola Fiona (adozione resa possibile grazie all’interessamento di Alberto, professore di Filosofia a Berkeley che scopa telefonicamente con Maura), ma si fa incastrare da Fiona. Fiona che gli dice di essere incinta, di aspettare un bambino da lui. E lui ci crede, perché in fondo ci spera, e costruisce per mesi una vita parallela che crolla quando con sua moglie, che alla fine si scopre che già sapeva, parte per Haiti per l’adozione, che non si farà, e quando rientra a Trieste per la maratona (“di seconda fascia”) alla quale le sue ragazze partecipano con l’obiettivo di entrare nel ranking mondiale.
Però si scatena un casino anche qui, perché per ottenere i risultati desiderati pompa le ragazze con una nuova sostanza che dovrebbe non lasciare traccia ma così non è, e Mònika, che vince la maratona, viene squalificata.
Alla fine Dario rientrerà in Ungheria, dove troverà Maura ad aspettarlo e con la quale ritornerà a casa portando con sè i due bambini che Agota ha partorito (bambini, per inciso, del suo precedente allenatore e attuale collaboratore e osservatore di Dario).
Un bel libro, veramente.
Un libro sulla distruzione dell’uomo, inteso come sesso maschile, e sulle porcate che questo è in grado di fare. Un manuale di autodistruzione, che però trova una giustificazione nella qualità dei pompini che questa Agota sembra capace di fare…

Romanzo con cocaina

Posted 08 lug 2010 — by Fabio
Category Recensioni

Ageev, Romanzo con cocaina

Ultimamente ho parecchio tempo libero.
Mio malgrado.
Però almeno posso occuparlo in modi intelligenti: facendo qualche lavoretto a casa, continuando le mie ricerche sulla ghironda (a presto grandi novità su questo sito), leggendo. Soprattutto leggendo. Sto leggendo molto, e fortunatamente sono incappato su libri molto belli.
L’ultimo della serie è Romanzo con cocaina, di M. Ageev.
Ho cercato questo libro come un matto per un motivo del tutto particolare: in un altro bel libro terminato qualche giorno fa (La libreria del buon romanzo) uno dei protagonisti arrivava al lavoro la mattina tutto frastornato ed eccitato per essere stato sveglio tutta la notte a leggere l’unico libro di Ageev, Romanzo con cocaina.
Questa cosa mi ha incuriosito. Il libro esiste, ma è difficile da reperire (è fuori catalogo da qualche anno), e nelle mie due librerie di fiducia non sono stati in grado di aiutarmi. Meglio è andata in biblioteca a Spinea dove, grazie al prestito interbibliotecario, sono riuscito a trovare una vecchia copia del libro (che – per inciso – sono alla fine riuscito a comprare da un rigattiere con una vetrina di libri usati su internet).
Romanzo con cocaina è un libro misterioso: all’editore Belfond giunse un pacchetto postale con un manoscritto russo tradotto in francese inviatogli da una traduttrice che fornì poche indicazioni sull’autore, M. Ageev (pronuncia Aghieief), un ebreo fuggito dalla Rivoluzione russa per nascondersi a Costantinopoli passando prima per la Germania.
E’ la storia, allucinante, di un giovane russo, divisa in tre capitoli e un epilogo: scuola, amore, droga, morte. Non è che ci sia molto da dire, alla fine sembra di leggere un diario con forti reminescenze Dostoevskiane (almeno per me, magari qualcuno non sarà d’accordo) e scorre via veloce. Stupisce la depravazione del giovane, nel suo approccio malsano al sesso, nell’annullamento dell’amore verso Sonja – che non riesce a concretizzare e diventa “un’interrotta caduta, una sorta di precipitoso impoverimento dei sentimenti” – e verso la madre, alla quale non si farà scrupoli di rubare una spilla preziosa, unico ricordo del marito, per recuperare qualche rublo, nell’annullamento di se stesso nel vortice senza fondo della droga.
Una sorta di romanzo di formazione al contrario, che merita di essere letto, e che dovrebbe essere ripubblicato per ottenere il giusto riconoscimento.

Riporto alcune righe che meritano di essere lette con attenzione: “… la vita è più facile per lo stupido che non per l’intelligente, che il furbo sta meglio dell’onesto, che l’avido ha più piaceri del generoso, che il crudele viene trattato con più dolcezza del debole, che il violento gode più del pacifico, che il bugiardo è più sazio del giusto, che il goloso se la spassa più del continente. Che così era un tempo, e così sarà in eterno, finché sulla terra sarà vivo l’uomo.”

In alto i cuori

Pranzo al Duran

Posted 28 giu 2010 — by Fabio
Category Cucina, Recensioni, Varie

Ho passato due giorni da solo nella casetta in montagna (che poi non è una casetta, ma una roulette con un casseotto di legno a fungere da casetta, ma fatto bene) a fare qualche lavoro, a scrivere, leggere (anche se mi ero scordato a casa il libro che avevo intenzione di finire) e camminare, soprattutto in cerca di mughi per fare grappe e sciroppi.
Sabato mattina mi hanno raggiunto moglie e prole, altre camminate, altri lavoretti, tanti giochi con GPF. Domenica mattina pranzo al rifugio San Sebastiano sul Passo Duran causa improvviso cambio di programma e inaspettato malessere. E siccome non sono Vincenzo Mollica (c’è qualcosa che non piace a Mollica?) scrivo che non mi sono trovato bene. Cinquanta minuti per avere un po’ di ragù e due piatti misti (pastin, funghi, polenta e formaggio alla piastra) con GPF che, dopo venti minuti di attesa, comincia a smontare il locale. Per carità, il pastin era buono, ma il formaggio non sapeva di niente; i funghi erano altrettanto buoni, ma la polenta era polenta. Diciamo soddisfatti per il pranzo al 50%, insoddisfatti per l’attesa al 100%.
Ma non me ne vogliano i titolari del rifugio, il mio blog ha una diffusione leggermente inferiore alle guide del Gambero Rosso.
In alto il Cioli, sempre