Archive for the ‘Montagna’ Category

Croda del Gevero

Posted 01 feb 2011 — by Fabio
Category Montagna

Si ritorna in montagna, sempre in buona compagnia, questa volta con il buon Mauro.
Partenza impegnativa, alle 8.45 sono sotto casa per la prima colazione con pizzetta margherita fresca di forno. Una volta in macchina decidiamo dove andare: la mia idea era di passare in casetta da me per controllare due cose e poi improvvisare qualcosa su qualche monte in Zoldo, Mauro è più propenso per le Prealpi Trevigiane. Vince lui.
Alle 9.45 seconda colazione in baretto a Vittorio Veneto: due paninetti con porchetta per Mauro, uno con porchetta e uno con speck per me, birra per entrambi.
La giornata comincia ad entrare decisamente nel vivo. Splendido il bagno del locale, nel cortile esterno, con porta a soffietto distrutta e aperta per tutta la lunghezza in più punti.

Decidiamo di andare ai Loff, magari di arrivare fino alla cima, la Croda del Gevero, e poi vedere al momento.
Quello dei Loff è un posto che amo particolarmente, dove una volta ogni tanto mi piace tornare. L’ultima risale ad almeno 3-4 anni fa, con il mitico Matrix. Chissà che non riesca a riportarcelo prima o poi.
Apro una parentesi. Chi mi conosce sa che sono un appassionato di fotografia. Più o meno bravo non importa, lascio decidere agli altri. Ieri sera, in previsione dell’uscita odierna, ho preparato tutto: caricato la batteria della macchina fotografica, pulito l’obiettivo, tolto il cavalletto dalla custodia e messo accanto agli scarponi per non dimenticarlo. Questa mattina ho inserito la batteria nel corpo macchina, rimontato l’obiettivo e poi ho infilato tutto nello zaino. Infine, arrivati al parcheggio, calzati gli scarponi, presa la macchina fotografica per immortalare il momento della partenza, mi sono accorto di aver lasciato la scheda di memoria a casa, sulla scrivania in camera, vicino al computer. E allora, se sono un appassionato di fotografia, sono un appassionato di fotografia pirla. Talmente pirla da doversi accontentare di foto del cacchio con il telefonino.
La giornata è stupenda, tanta voglia di fare fatica non ce n’è (e credo che chiunque a questo punto abbia potuto immaginarlo) e in tutta calma raggiungiamo la nostra prima meta. Fa caldo, si sta divinamente. Tagliamo il salame a chilometro zero e in dieci minuti lo finiamo facendo fuori un panino e mezzo a testa. Ci siamo dimenticati il vino, e scende un velo di tristezza. Ma è talmente magnifico tutto quello che ci circonda che riusciamo anche a farcene una ragione. Restiamo due ore distesi sull’erba, al sole, a raccontarci le nostre porcate, passando con disinvoltura dalle costellazioni familiari al Vangelo secondo i fioi, dalla taverna con il camino, il pianoforte e i muri ricoperti di libri alle attrici di film porno.

Ci rimettiamo in cammino, raggiungendo anche l’anticima – straordinaria concatenazioni di vette –  dove scattiamo ancora alcune foto e rinverdiamo i fasti di un antico sodalizio con il mai troppo celebrato e – ahi noi – sempre troppo assente Custa. Con calma infine torniamo alla macchina, con Mauro a non smentire la sua fama di figa (i miei lettori più attenti sapranno anche il perché) e finiamo a Mestre da Grom a mangiare il gelato.
Le cose possono solo migliorare, se queste sono le cose buone di cui sappiamo godere, possono decisamente solo migliorare
In alto i cuori, in alto il Cioli, in alto Mauro

Ferrata Innerkofler-Forcelle

Posted 24 ago 2010 — by Fabio
Category Montagna

Devo anche stare attento a quello che scrivo, visto che il mio più caro e affezionato lettore si premura di suggerirmi – nemmeno tanto velatamente – quali devono essere gli argomenti del mio blog. Quindi, per accontentare il mio caro e buon Ivo, ecco la mia relazione sull’uscita al Paterno con la Ferrata Innerkofler-Forcelle.
Strepitosa.
Una giornata mondiale.
La mia prima ferrata, non ho bene idea di quanto difficile visto che non ho metri di paragone, ma certamente impegnativa. Partenza alle 5.30 insieme a Renato, Patrizia e Giovanni, degli amici del campeggio che hanno avuto la gentilezza di iniziarmi a questa loro splendida passione. Parcheggiata la macchina al Rifugio Auronzo (posto straordinario, non fosse per i 20 euro di pedaggio richiesti per poter percorrere i circa 6 chilometri di strada che lo separano da Misurina) cominciamo a camminare alle 7.30 verso il rifugio Locatelli, sotto le Tre Cime di Lavaredo. Tre Cime che ogni volta sono sempre splendide: insieme al Pelmo e a Gianpietro sono uno dei miei soggetti fotografici più frequenti ma ogni volta non riesco a tirarmi indietro. L’unica differenza è che le vedo per la prima volta da un versante diverso dalla Val Fiscalina, e riesco ad ammirare il famoso Spigolo Giallo dalla migliore angolazione.
Al rifugio Locatelli indossiamo imbrago e attrezzatura da ferrata, mettendo a portata di mano caschetto, pila frontale e guantoni e partiamo per l’attacco della Ferrata XXX. Passiamo accanto alla Salsiccia di Francoforte, una singolare formazione rocciosa che – come suggerisce il nome – ricorda una salsiccia, e dopo pochi minuti ci troviamo all’imbocco della prima galleria. Casco, pila, guanti e via, per qualche centinaio di metri camminiamo dentro la roccia per il sentiero Innerkofler, una galleria dopo l’altra, attenti a non sbattere la testa, scattando qualche foto da una delle finestre panoramiche che si aprono sulle valli sottostanti, per arrivare finalmente ad uno slargo, dove tra un francese di fretta e un odore di piscio pauroso ci prepariamo ad attaccare la nostra ferrata, la mia prima ferrata vera e propria.
Bene, devo dirvi tutta la verità: la montagna per me è e rimane sempre in diagonale, non in verticale. Un diagonale impegnativo, meglio se faticoso, lungo. Un diagonale anche spinto, ma non necessariamente addossato alle rocce. Comunque ci sta una ferrata ogni tanto, specie se bella come questa, per apprezzare al meglio la montagna e godere di panorami che altrimenti non ci sarebbero concessi. Tra un passaggio in sicurezza e l’altro, un moschettone verso l’alto, uno verso il basso, arriviamo fino alla Forcella del Camoscio, 2650 metri, all’attacco della salita al Paterno. Breve pausa per rifocillarsi e poi si riparte. Declino l’invito alla vetta: per essere la mia prima esperienza sono già abbastanza contento, un po’ mi sono cagato sotto e mi aspetto entro fine giornata ancora un bel po’ di salti e passaggi ai quali dedicare la giusta attenzione, quindi ripartiamo per il sentiero attrezzato delle Forcelle, un percorso su cengie tra salti, ponticelli in legno e testimonianze della prima Guerra Mondiale. Si passa per la Forcella dei Laghi, 2550 metri, si cammina sulla cresta dei Camosci, si scende per una scala in ferro e si scattano decine di fotografie stupende.
E ancora una volta mi stupisco per la maestosità di queste montagne, per i paesaggi che si aprono davanti a noi, un panorama di vette impagabile e irripetibile; ripenso a chi su queste rocce ha combattuto e perso la vita, vedo le tracce di ponti e postazioni della prima guerra mondiale e mi tolgo il cappello, il caschetto, davanti alla memoria di chi con un’attrezzatura nemmeno lontanamente paragonabile alla mia saltava tra un masso e l’altro, schivando le pallottole dei nemici, austriaci o italiani non ha importanza.
Il percorso è veramente stupendo, le ore passano veloci e quando ci fermiamo a dopo l’ultimo tratto attrezzato che permette di superare un crepaccio per togliere imbrago e caschetto quasi non mi sembra vero: tanta è l’adrenalina, tanta l’emozione che la camminata fino al rifugio Pian di Cengia e poi il ritorno fino al punto di partenza non mi pesano affatto. Al rifugio Auronzo mi bevo in un paio di secondi una bella birra ghiacciata sotto gli occhi stupefatti della barista, non spendo 29 euro per una maglietta che mi piace e finalmente, dopo poco più di nove ore piuttosto impegnative, mi tolgo gli scarponi.
Bello, decisamente bello.
Mentre passavo da un cavo all’altro, sganciando e riagganciando un moschettone alla volta mi maledivo sottovoce per aver accettato l’invito dei miei amici di campeggio ma adesso, a mente fredda, già spero di poter presto ripartire per affrontare un’altra giornata come quella passata. Quindi, caro Ivo, datti da fare.
Le fotografie un’altra volta, oggi una sola
In alto il Cioli, tra una forcella e l’altra

La Torre di Toblin dalla Cresta dei Camosci con il rifugio Locatelli

Giron Zoldando

Posted 03 ago 2010 — by Fabio
Category Montagna

L’uscita era prevista per giovedì, ma spesso in montagna il clima non tiene conto degli impegni che hai preso in precedenza e ti gioca qualche brutto scherzo. Rinviato a sabato mattina, va bene lo stesso, tanto Ivo tira pacco.
Appuntamento alle 9.30 sulla strada per il Duran all’altezza del bivio per Chiesa, impossibile sbagliare: una punto rossa (o una panda, comunque una fiat) con due personaggi dalla faccia simpatica, una lei e un lui, Paola Brolati e Charly Gamba. Vestiti strani, ma non tipici, da viandanti, ci accompagnano per più di due ore tra le case del paesino, tra i prati e i boschi della valle, ai piedi delle splendide montagne che ci sovrastano.
Il tempo corre veloce, e scopriamo cose divertenti ed interessanti: la vecchia osteria di Mayer, il cugino del più noto sculture (parente del buon Ivo?), il Cremlino, la casa dei comunisti, la vecchia segheria, la calchera, il garibaldino che con quattro figli mette in fuga quattromila tedeschi, le friulane che escono di casa per “copare i crauti”, la Lega di Cambrai e l’origine di Tai. La chiesa di Chiesa, stupenda, con l’altare a sportelli richiudibili di chiara provenienza tedesca, gli ovali del Guardi, il bellissimo organo con il mantice in legno con funzionamento manuale grazie a carrucole da azionare tirando delle grosse corde (e non ho resistito, a mia discolpa questa volta il fatto di avere un complice, ma che emozione suonare qualche nota). Il rinfresco offerto dalle signore della Valle di Goima, la zuppa di fagioli, la frittata, la pinza da inzuppare nel latte, le castagnole, le crostate di mele e mirtilli, le pere caramellate, il vino rosso.
Tutto perfetto. Bellissima la giornata, bellissimo l’itinerario proposto, bravissime le nostre guide, disponibili e simpatiche, anche per chiaccherare amichevolmente tra una tappa e l’altra.
Voto 10, su 10.
Consigliato a tutti, per scoprire le curiosità e le bellezze nascoste di una valle, quella di Zoldo, veramente unica; per passare una mattinata diversa dal solito; per conoscere persone interessanti che hanno il merito di non voler lasciar cadere nel dimenticatoio la storia, la cultura e la tradizione dei paesi che amano.
E costa pure poco.
E ti danno anche da mangiare.
Può bastare?
In alto i cuori, più in alto del Duranno
Cioli

La casetta piccolina

Posted 13 giu 2010 — by Fabio
Category Montagna

è proprio una figata.

Vittorino Mason

Posted 16 mag 2010 — by Fabio
Category Montagna, Recensioni

Mentre vanifico ogni sforzo di mantenimento della linea ingolfandomi di confetti, grazie alle lodevoli iniziative di mia moglie, ripenso agli avvenimenti di queste ultime settimane. A voler riassumere il tutto con una frase veloce e concisa, credo che nulla renderebbe meglio la situazione di un secco: Un bel casino.
E allora, per non tediarvi con i problemi professionali che hanno preso veramente una piega sgradevole, preferisco raccontarvi di un piacevole incontro fatto una decina di giorni fa, in Biblioteca a Spinea, per la presentazione dell’ultimo diaporama di Vittorino Mason, un alpinista quarantasettenne di Castelfranco Veneto che alterna la sua passione per la montagna con la sua quotidianità di uomo, con tutti i suoi problemi, il suo lavoro in un supermercato, la convivenza con un’ottima compagna, gli affetti familiari, i ricordi di una vita. Vittorino ha scritto diversi libri, tutti dedicati alla montagna o ai suoi viaggi. Scrive anche delle belle poesie, e molto mi è piaciuto il gesto che ha voluto fare alla fine della serata regalando ai presenti una copia di un sua vecchia raccolte di poesie, In silenzio…, che con molto piacere ho aggiunto al mio scaffale di libri di montagna (anche se non solo di montagna queste poesie parlano, ma di pace, amore, gioventù e mille altri argomenti).
Le fotografie proiettate sono belle. O meglio, sono normali, e proprio per questo sono belle. Sono le fotografie scattate da chi ama la montagna, i suoi paesaggi, i suoi animali, la sua gente. Sono le fotografie che tutti scattiamo, a volte meglio a volte peggio, ma che Vittorino e pochi altri riescono ad accompagnare con le giuste parole. Per quasi due ore ci ha raccontato la sua vita, passando dal sogno dell’incontro con l’orso alle fritole che sua mamma ancora gli prepara (e che magari vorrà insegnarmi a fare, inviandomi la ricetta!), senza mai stancare, senza mai scadere nel retorico, senza seguire una scaletta precisa ma lasciando che a guidare i suoi pensieri fosse l’anima delle sue montagne. Le mie montagne.
Bravo Vittorino, mi sei proprio piaciuto. E mi è piaciuto fare, seppure al volo, due parole con te. Mi sono segnato che il mercoledì è il tuo giorno libero, magari riusciamo a finire a fare due passi insieme.
In alto i cuori, ce n’è proprio bisogno.
Cioli

San Candido e dintorni

Posted 17 nov 2009 — by Fabio
Category Cucina, Montagna, Varie

Bel fine settimana, come da previsioni.
Mio malgrado siamo costretti a partire leggermente più tardi del previsto a causa del mio lavoro che – come al solito – mi trattiene più del dovuto. Viaggio tranquillo, con un unico piccolo inconveniente: GPF inaugura la stagione del mal d’auto e vomita la lemonsoda che da bravi genitori moderni io e Laura pensiamo bene di fargli assaggiare. Poco male, vomita sulla maglia del piagiama che tiene stretta stretta vicino al viso e sulle mani di Laura, sporcando in maniera quasi impercettibile il sedile della macchina.
Arriviamo a San Candido verso le 19.00, e anche questa volta si rinnova il piacere di essere ospiti – paganti – in una delle tante splendide strutture di questa valle. Alloggiamo all’Im Kranzhof, il maso della famiglia Brugger, dove già eravamo stati in passato, e dove ci assegnano un bell’appartamento con due camere da letto, soggiorno con cucina, bagna, terrazzo panoramico sulla valle. Ci cuciniamo qualcosa e lasciamo accesa la televisione, rigorosamente in tedesco, come sottofondo, passando il tempo a giocare con GPF. GPF che poi fa la cacca, in quantità industriale, sporca il body appena messo e il piagiama pulito (il secondo, quello senza vomito) e passa una notte all’insegna della tosse. Giusto per non farci riposare troppo.
La mattina di sabato passa tranquilla e piacevole, passeggiando per il centro di San Candido senza fretta e concedendoci un buon curry wurst con patatine fritte e vino rosso in uno dei banchi del mercato. Mercato settimanale che è veramente specchio del paese in quale ti trovi: a San Candido ci saranno 3-4 banchi di mutande e calzini, uno di motoseghe e 3 di salsiccie, wurstell, vino e birra. Questa è vita.
Il pomeriggio piscina, per far giocare GPF e continuare sulla scia del dolce far niente. Se alloggi in una struttura convenzionata con l’Aquafun paghi solamente 2,5 euro per l’ingresso e puoi stare quanto vuoi a goderti i 31 gradi costanti dell’acqua, lo scivolo, l’idromassaggio, e magari avere la fortuna di beccare qualche giovane ninfetta con una quinta abbondante di seno (quest’ultima nota solo per Ivo e Mauro, noti tettomani).
Aperitivo al bar della palestra di roccia di Sesto, insieme a Camilla e Francesco, il nostro giornalista di riferimento nonché grande appassionato di ginnastica dolce. Insieme a loro ceniamo, facendo attenzione a scegliere solo pietanze a base di petardi e polvere da sparo, al ristorante Riega: ottima cena, bello l’ambiente, giusto il prezzo, simpatico il cameriere. Un posto che mi sento di consigliare vivamente a tutti quanti, e valida alternativa alla Lanterna Verde, altro mitico – almeno per noi – ristorante di Sesto.
A casa presto, sperando di riuscire a dormire un po’ di più della notte precedente, ma anche questa volta GPF ci tiene compagnia con la solita tosse fastidiosa.
Domenica mattina facciamo ordine, carichiamo la macchina, paghiamo (poco) e andiamo a fare una bella passeggiata in mezzo alla neve fino al Rifugio Fondovalle, in Val Fiscalina. Passeggiata semplice e per nulla faticosa, tanto facile che riusciamo a percorrere tutto il sentiero portando con noi GPF dentro il passeggino. Posto incantevole, in tutte le stagioni, dove sarebbe bello riuscire prima o poi a passare anche la notte.
Il tempo però continua ad ingrigire, e allora decidiamo di tornare verso casa, questa volta facendo il giro per Santo Stefano dove ci fermiamo a mangiare qualcosa al Krissin, locale legato ai ricordi d’infanzia di Laura e dove da anni prometteva (minacciava?) di portarmi. Mangiamo bene, canederli per Laura, gnocchetti verdi con ricotta e speck per me, piatto del malgaro per tutti e due, tutto questo per GPF con in più gelato alla panna. Anche qui vale lo stesso discorso del Riega: si mangia bene, non si paga troppo, l’ambiente è piacevole. Consigliato.
Poi giochiamo con GPF al parco giochi di Santo Stefano, sperando di riuscire a stancarlo e farlo dormire fino a casa. Ma il più sveglio di tutti sembra essere lui, che per tutto il viaggio di ritorno non resta zitto un secondo.
Mio figlio è proprio un genio.
Anche se non tollera bene, tra un tornate e l’altro, la lemonsoda.
In alto i cuori, specialmente ora che al lavoro tutto sembra andare per il verso sbagliato.
Ma il tempo è galantuomo, e noi giovani e pieni di belle speranze.
Cioli

Varie ed eventuali II

Posted 10 nov 2009 — by Fabio
Category Montagna, Varie

In questo periodo avrei molte cose da scrivere, diverse – dal mio punto di vista – interessanti, molte per niente, ma non trovo mai il tempo o la voglia per farlo. Sarà perché ultimamente mi sembra di essere una pallina dentro un flipper che corre avanti e indietro, sbatte a destra e a sinistra, senza fermarsi mai e che aspetta solamente che finisca la partita per calmarsi, rimanere ferma per un po’ senza dover per forza affaticarsi.
E allora sbatto contro il lavoro, sempre più strano, sempre più faticoso, sempre più difficile da interpretare, con i soliti orari folli, cercando di conciliare le vecchie mansioni con le nuove, a volte non sapendo nemmeno da che parte cominciare, con la responsabilità di dover comunque, nonostante tutto, portare a termine gli impegni presi. Sbatto contro GPF, ma nel senso buono del termine, che da più di due settimane non ci lascia fare una notte intera di sonno, causa febbre prima e tosse poi. Stanotte alle 4.30 aveva voglia di giocare con Pinocchio (Piotto, nel suo gergo), e poi con la scimmia, e ancora con Topolino. Noi no. Sbatto contro il raffreddore, che mi rompe le palle da quasi tre settimane e mi fa consumare fazzoletti di carta come se fossero patatine. Sbatto contro la spalla, a volte non solo metaforicamente, che mi fa male e male e male. Ho cominciato le terapie e se Dio vuole tra una decina di giorni comincerò a stare meglio. Dopo dovrò essere bravo a continuare gli esercizi da solo, ma se sarà il prezzo da pagare per evitare il dolore che mi provocano le manipolazioni ben vengano anche questi. Sbatto contro la macchina, quella vecchia, che da 4 mesi ha i pistoni del portellone rotti, la serratura di destra spaccata, le lampadine del faro anteriore sinistro guaste, la revisione da fare, il bollo da pagare. Sbatto contro il mio amico Ciuffo, che non mi da tregua per un debito (non con me, per fortuna) e per un libro che non si decide mai a volermi far terminare. Sbatto contro i miei orari, che ultimamente non mi lasciano il tempo per fare praticamente nulla. E come chicca finale ci metto pure che non ho ancora mangiato una castagna.
Però le molle del flipper mi fanno sempre meno male. Forse ci sto facendo il callo. O forse semplicemente è giunto il momento di lasciar cadere la pallina. Ieri ho mandato una mail ad un affittacamere di San Candido dove, indipendentemente dal tempo, passerò il prossimo fine settimana con la mia famiglia. Salvo una veloce uscita per funghi sul Nevegal è da troppo tempo che sono lontano dalle mie montagne, e il solo pensiero di ritornarci mi fa sentire meglio. E poi Laura non si arrabbierà di certo se la lascierò sola per un paio d’ore con GPF e andrò a perdermi un po’ per i boschi.
Stasera tornando a casa mi fermo dalla Marilena: ho visto delle belle ceste di castagne.
In alto i cuori
Cioli

Nevegal VS Cansiglio

Posted 05 ott 2009 — by Fabio
Category Cucina, Montagna, Recensioni

“Questo fungo io lo raccolgo sul Nevegal”…
“Questa amanita cresce abbondante sul Nevegal”…
“Dalle mie uscite sul Nevegal non torno mai con il cesto vuoto”…
Insomma, dopo una pubblicità del genere tenuta dal nostro professore preferito di micologia era quanto meno doveroso fare una puntatina sul Nevegal, se non altro per avere conferma o meno della bontà delle sue affermazioni.
Sabato mattina partiamo presto, io, Ivo e suocero in comune per raggiungere il Nevegal. Alle 8.30 facciamo colazione con una fetta di strudel e un succo al fango e merda (mai dire al barista: Faccia lei) e poi via, a caso a camminare dentro il bosco, a raccogliere chili e chili di funghi.
Per noi era la prima volta in Nevegal, e devo dire che l’impressione è stata tutto sommato positiva. Di funghi nemmeno l’ombra, ma c’era da aspettarselo considerando che non sapevamo dove cercare e che – comunque – non eravamo proprio così ansiosi di riempire il bagagliaio di porcini, chiodini e compagnia. Tante mazze di tamburo, tanti funghi matti (a confermare la mia classificazione: porcini, giallini, finferli, mazze di tamburo, matti) e – cosa più importante e piacevole – un paio d’ore in tutta tranquillità dentro il bosco. Molto bello anche il santuario mariano, e la Via Crucis in particolare, con delle splendide sculture realizzate da Franco Fiabane che merita di essere visitata e osservata con grande attenzione.
Se non ricordo male il buon Rullani è felice possessore di una casetta sul Nevegal, dove oggi ci sono diverse case e appartamenti in vendita. Però ho l’impressione che non ci sia molto da fare, specialmente d’estate. Magari si può passare il tempo al ristorante All’Alpino dove a prezzo abbordabile, in un ambiente incantevole, si mangia e si beve molto bene.
Si mangia e si bene benissimo, spendendo ancora meno, in un ambiente ancora più gradevole a Malga Coro, sul Pizzoc, un paio di chilometri prima della piana del Cansiglio.
Sabato con chi vuoi e domenica con i tuoi, e allora domenica via con Laura e GPF, a prendere fresco e chili in montagna, a Malga Coro appunto. Conoscevo già il posto per averci degnamente festeggiato il mio addio al celibato e sapevo di andare sul sicuro: pasta e fagioli, canederli, formaggio cotto, spezzatino, insalata con fagioli e cipolla, patate al forno, sopressa, dolce, acqua (poca), vino, caffé e grappa per la cifra quasi ridicola di 33 euro.
E poi fuori, a passeggiare all’aperto con GPF in splendida forma.
Passiamo anche da Dario, che non è in casa, probabilmente impegnato a far altro con la figlia dei proprietari di Malga Coro,  e facciamo una passeggiata fino al Villaggio Cimbro dove sconsiglio vivamente a tutti di fermarsi a mangiare e bere qualcosa: sono cari (2 euro per un bicchiere d’acqua s-gasata sono veramente troppi) e antipatici.
La sera a casa, dopo aver fatto un giro in bici, a guardare Twilight in DVD. Non sarà un capolavoro, ma ti tiene incollato per due ore al televisore. E la storia non è poi così scontata. Idiota, e assolutamente da perdere, Zohan, veramente un film di merda.
In alto i cuori, perché oggi ricomincia una dura settimana di lavoro. E io non ho propria voglia di ricominciare a lavorare.
Cioli

P.S.: ehi, voi due lettori, sto sempre aspettando le vostre 10 righe