Sono stanco. Stanco come non ricordo di essere mai stato. Sto correndo come un matto per cercare di ridare a tutta la mia vita (professionale) una sorta di normalità. Con la conseguenza che tutta la mia vita (personale) non riesce a trovare una sua regolarità, una sua strada lineare. Non dormo bene da mesi, cambio letto di continuo, dormo qualche notte a Trento, e non dormo. Torno a casa e sono talmente stanco che passo le notti agitato, mi alzo, vado in bagno, ho caldo, ho freddo. Dormo male. Poi magari faccio qualche sogno strano, e allora mi agito ancora di più. Non credo di averne mai parlato su Audiografia, ma il fallimento San Marco ha lasciato un segno tremendo. Facevo il lavoro più bello del mondo, con tutta la passione e la professionalità di cui sono capace, in un ambiente divertente, con colleghi e titolari che adoravo. E’ finito tutto a rotoli, di tutti gli anni passati è rimasto un buco generale di qualche milione di euro, un buco personale di qualche decina di migliaia di euro, un vuoto umano che alcuni hanno trovato giusto creare. E di conseguenza si sono alzati muri, si sono creati rancori, si sono aperte voragini.
Corro come un matto dalla mattina alla sera, non mi fermo mai. Ho maturato una mia professionalità imparando in questi ultimi dieci mesi quello che forse non avevo imparato in dieci anni. Sono diventato perito della camera di commercio e – finalmente – dopo quasi undici mesi di attesa perito per il tribunale. Una carta in più da giocare, un motivo in più per non smettere di darmi da fare. Corro e non mi fermo, prendo tutti i lavori che mi propongono e cerco di fare ogni cosa al meglio. Questa mattina mi sono alzato all’alba per andare a Murano, sono le 10 e da quasi due ore aspetto una persona per una riunione. Allora scrivo, scrivere aiuta a star bene, aiuta a smaltire le tossine negative. Scrivo, scrivo per riposarmi, per fare quello che questa notte non sono riuscito a fare. Scrivo per dirvi che da quando sono a simil-dieta, da quando ho perso questi fatidici tre chili e sono rientrato in peso forma con la mia solita linea finto magra non riesco più a fare la cacca come si deve. Scrivo per dirvi che ho voglia di andare in montagna e camminare in bosco, in silenzio, anche sotto la pioggia. Sentire l’odore, i rumori, i colori, riempirmene e tornare a casa più sereno. Non importa dove, Pralongo, San Candido, Asiago, Vallarsa, non importa, voglio andare in bosco. E poi voglio entrare in un’osteria, meglio se sporca e con il camino acceso, e bere una birra ghiacciata. Ho tagliato la barba, era lunga da far paura, mai tenuta così lunga per così tanto tempo. Sto facendo ricrescere i capelli. Dovrei cambiare la Punto ma tanto non lo farò e chissà quando andrò a cambiare le gomme della Skoda. Dovrei comprarmi il tablet. O no? Non lo so. Ho comprato una vetrina e venduto la credenza del salotto, non ci stanno più i libri e se continua così dovremo fare librerie ovunque. Voglio riposare, stare in divano sotto la coperta a mangiare castagne ascoltando musica. O guardando anche un film. Voglio vedere i miei amici, ma a volte vorrei vederli e stare con loro in silenzio, per il solo gusto di condividere i momenti e gioire della loro presenza, non necessariamente nella stessa stanza. Voglio un sacco di cose, sto cercando un volo per andare da qualche parte, o un treno per una qualche parte più vicina. Dopo l’asta di dicembre mi merito un paio di giorni proprio da qualche parte, vicina o lontana. Vorrei tornare a Berlino, questa volta con Gianpietro fuori dalla pancia. Vorrei tornare anche in Irlanda. Ma è da tanto che non vado anche a Trieste. Basta andare da qualche parte. Devo andare dalla restauratrice a ritirare il dipinto che mi ha pulito. Per la prima volta dopo tanto tempo ho comprato una cosa per tenerla e non per venderla, e allora voglio che sia perfettamente in ordine. Perfettamente perfetto.
Adesso scendo, mi sono stancato di aspettare.
In alto i cuori, il mio oggi rimane a metà, un po’ come il tempo in laguna, che ancora non ha deciso se mettersi in pioggia.
Fabio