A volte ritornano… Evviva!

Posted 27 ago 2010 — by Fabio
Category Musica

Ferrata Innerkofler-Forcelle

Posted 24 ago 2010 — by Fabio
Category Montagna

Devo anche stare attento a quello che scrivo, visto che il mio più caro e affezionato lettore si premura di suggerirmi – nemmeno tanto velatamente – quali devono essere gli argomenti del mio blog. Quindi, per accontentare il mio caro e buon Ivo, ecco la mia relazione sull’uscita al Paterno con la Ferrata Innerkofler-Forcelle.
Strepitosa.
Una giornata mondiale.
La mia prima ferrata, non ho bene idea di quanto difficile visto che non ho metri di paragone, ma certamente impegnativa. Partenza alle 5.30 insieme a Renato, Patrizia e Giovanni, degli amici del campeggio che hanno avuto la gentilezza di iniziarmi a questa loro splendida passione. Parcheggiata la macchina al Rifugio Auronzo (posto straordinario, non fosse per i 20 euro di pedaggio richiesti per poter percorrere i circa 6 chilometri di strada che lo separano da Misurina) cominciamo a camminare alle 7.30 verso il rifugio Locatelli, sotto le Tre Cime di Lavaredo. Tre Cime che ogni volta sono sempre splendide: insieme al Pelmo e a Gianpietro sono uno dei miei soggetti fotografici più frequenti ma ogni volta non riesco a tirarmi indietro. L’unica differenza è che le vedo per la prima volta da un versante diverso dalla Val Fiscalina, e riesco ad ammirare il famoso Spigolo Giallo dalla migliore angolazione.
Al rifugio Locatelli indossiamo imbrago e attrezzatura da ferrata, mettendo a portata di mano caschetto, pila frontale e guantoni e partiamo per l’attacco della Ferrata XXX. Passiamo accanto alla Salsiccia di Francoforte, una singolare formazione rocciosa che – come suggerisce il nome – ricorda una salsiccia, e dopo pochi minuti ci troviamo all’imbocco della prima galleria. Casco, pila, guanti e via, per qualche centinaio di metri camminiamo dentro la roccia per il sentiero Innerkofler, una galleria dopo l’altra, attenti a non sbattere la testa, scattando qualche foto da una delle finestre panoramiche che si aprono sulle valli sottostanti, per arrivare finalmente ad uno slargo, dove tra un francese di fretta e un odore di piscio pauroso ci prepariamo ad attaccare la nostra ferrata, la mia prima ferrata vera e propria.
Bene, devo dirvi tutta la verità: la montagna per me è e rimane sempre in diagonale, non in verticale. Un diagonale impegnativo, meglio se faticoso, lungo. Un diagonale anche spinto, ma non necessariamente addossato alle rocce. Comunque ci sta una ferrata ogni tanto, specie se bella come questa, per apprezzare al meglio la montagna e godere di panorami che altrimenti non ci sarebbero concessi. Tra un passaggio in sicurezza e l’altro, un moschettone verso l’alto, uno verso il basso, arriviamo fino alla Forcella del Camoscio, 2650 metri, all’attacco della salita al Paterno. Breve pausa per rifocillarsi e poi si riparte. Declino l’invito alla vetta: per essere la mia prima esperienza sono già abbastanza contento, un po’ mi sono cagato sotto e mi aspetto entro fine giornata ancora un bel po’ di salti e passaggi ai quali dedicare la giusta attenzione, quindi ripartiamo per il sentiero attrezzato delle Forcelle, un percorso su cengie tra salti, ponticelli in legno e testimonianze della prima Guerra Mondiale. Si passa per la Forcella dei Laghi, 2550 metri, si cammina sulla cresta dei Camosci, si scende per una scala in ferro e si scattano decine di fotografie stupende.
E ancora una volta mi stupisco per la maestosità di queste montagne, per i paesaggi che si aprono davanti a noi, un panorama di vette impagabile e irripetibile; ripenso a chi su queste rocce ha combattuto e perso la vita, vedo le tracce di ponti e postazioni della prima guerra mondiale e mi tolgo il cappello, il caschetto, davanti alla memoria di chi con un’attrezzatura nemmeno lontanamente paragonabile alla mia saltava tra un masso e l’altro, schivando le pallottole dei nemici, austriaci o italiani non ha importanza.
Il percorso è veramente stupendo, le ore passano veloci e quando ci fermiamo a dopo l’ultimo tratto attrezzato che permette di superare un crepaccio per togliere imbrago e caschetto quasi non mi sembra vero: tanta è l’adrenalina, tanta l’emozione che la camminata fino al rifugio Pian di Cengia e poi il ritorno fino al punto di partenza non mi pesano affatto. Al rifugio Auronzo mi bevo in un paio di secondi una bella birra ghiacciata sotto gli occhi stupefatti della barista, non spendo 29 euro per una maglietta che mi piace e finalmente, dopo poco più di nove ore piuttosto impegnative, mi tolgo gli scarponi.
Bello, decisamente bello.
Mentre passavo da un cavo all’altro, sganciando e riagganciando un moschettone alla volta mi maledivo sottovoce per aver accettato l’invito dei miei amici di campeggio ma adesso, a mente fredda, già spero di poter presto ripartire per affrontare un’altra giornata come quella passata. Quindi, caro Ivo, datti da fare.
Le fotografie un’altra volta, oggi una sola
In alto il Cioli, tra una forcella e l’altra

La Torre di Toblin dalla Cresta dei Camosci con il rifugio Locatelli

A perdifiato

Posted 18 ago 2010 — by Fabio
Category Recensioni

Durante queste ferie, più o meno forzate che siano, sto divorando libri.
Il penultimo in ordine di tempo è A perdifiato, di Mauro Covacich. Siccome non ho voglia di scrivere vi allego la mia personalissima recensione che ho scritto qualche giorno fa nel mi altrettanto personalissimo database di riassunti – recensioni (cosa molto nerd, lo so, fottetevi). Quindi, se avete intenzione di leggere questo libro, non proseguite. Ma se proseguite magari potrebbe venirvi voglia di leggerlo.

Dario Rensich è un ex maratoneta, sesto a New York. Sposato con Maura, ex sciatrice, gran bella figa con un paio di tette spaziali.
Viene spedito a Szeged, in Ungheria, dalla Federazione di Atletica per allenare una squadra di giovani mezzofondiste fino a farle diventare maratonete.
Basta poco, e comincia a scopare come un riccio con Agota, una delle sue allieve, una delle più dotate. Forse una delle più dotate anche a letto, Felicità pura, pompini da urlo, scopate da svenire. E Dario perde il controllo. E’ sterile, non può avere figli, da mesi ormai sta aspettando la conferma per andare con su moglie ad Haiti per adottare la piccola Fiona (adozione resa possibile grazie all’interessamento di Alberto, professore di Filosofia a Berkeley che scopa telefonicamente con Maura), ma si fa incastrare da Fiona. Fiona che gli dice di essere incinta, di aspettare un bambino da lui. E lui ci crede, perché in fondo ci spera, e costruisce per mesi una vita parallela che crolla quando con sua moglie, che alla fine si scopre che già sapeva, parte per Haiti per l’adozione, che non si farà, e quando rientra a Trieste per la maratona (“di seconda fascia”) alla quale le sue ragazze partecipano con l’obiettivo di entrare nel ranking mondiale.
Però si scatena un casino anche qui, perché per ottenere i risultati desiderati pompa le ragazze con una nuova sostanza che dovrebbe non lasciare traccia ma così non è, e Mònika, che vince la maratona, viene squalificata.
Alla fine Dario rientrerà in Ungheria, dove troverà Maura ad aspettarlo e con la quale ritornerà a casa portando con sè i due bambini che Agota ha partorito (bambini, per inciso, del suo precedente allenatore e attuale collaboratore e osservatore di Dario).
Un bel libro, veramente.
Un libro sulla distruzione dell’uomo, inteso come sesso maschile, e sulle porcate che questo è in grado di fare. Un manuale di autodistruzione, che però trova una giustificazione nella qualità dei pompini che questa Agota sembra capace di fare…

Giron Zoldando

Posted 03 ago 2010 — by Fabio
Category Montagna

L’uscita era prevista per giovedì, ma spesso in montagna il clima non tiene conto degli impegni che hai preso in precedenza e ti gioca qualche brutto scherzo. Rinviato a sabato mattina, va bene lo stesso, tanto Ivo tira pacco.
Appuntamento alle 9.30 sulla strada per il Duran all’altezza del bivio per Chiesa, impossibile sbagliare: una punto rossa (o una panda, comunque una fiat) con due personaggi dalla faccia simpatica, una lei e un lui, Paola Brolati e Charly Gamba. Vestiti strani, ma non tipici, da viandanti, ci accompagnano per più di due ore tra le case del paesino, tra i prati e i boschi della valle, ai piedi delle splendide montagne che ci sovrastano.
Il tempo corre veloce, e scopriamo cose divertenti ed interessanti: la vecchia osteria di Mayer, il cugino del più noto sculture (parente del buon Ivo?), il Cremlino, la casa dei comunisti, la vecchia segheria, la calchera, il garibaldino che con quattro figli mette in fuga quattromila tedeschi, le friulane che escono di casa per “copare i crauti”, la Lega di Cambrai e l’origine di Tai. La chiesa di Chiesa, stupenda, con l’altare a sportelli richiudibili di chiara provenienza tedesca, gli ovali del Guardi, il bellissimo organo con il mantice in legno con funzionamento manuale grazie a carrucole da azionare tirando delle grosse corde (e non ho resistito, a mia discolpa questa volta il fatto di avere un complice, ma che emozione suonare qualche nota). Il rinfresco offerto dalle signore della Valle di Goima, la zuppa di fagioli, la frittata, la pinza da inzuppare nel latte, le castagnole, le crostate di mele e mirtilli, le pere caramellate, il vino rosso.
Tutto perfetto. Bellissima la giornata, bellissimo l’itinerario proposto, bravissime le nostre guide, disponibili e simpatiche, anche per chiaccherare amichevolmente tra una tappa e l’altra.
Voto 10, su 10.
Consigliato a tutti, per scoprire le curiosità e le bellezze nascoste di una valle, quella di Zoldo, veramente unica; per passare una mattinata diversa dal solito; per conoscere persone interessanti che hanno il merito di non voler lasciar cadere nel dimenticatoio la storia, la cultura e la tradizione dei paesi che amano.
E costa pure poco.
E ti danno anche da mangiare.
Può bastare?
In alto i cuori, più in alto del Duranno
Cioli

VA REMENGO TEDESCHI

Posted 03 ago 2010 — by Fabio
Category Varie

Ma non tutti, solo quelli che costruiscono le Volkswagen, e la Golf V in particolare.
700 euro per cambiare il compressore dell’aria condizionata.
E mi girano le palle, vorticosamente.

Il migliore amico dell’uomo

Posted 19 lug 2010 — by Fabio
Category Varie

è sicuramente l’avvitatore elettrico

Romanzo con cocaina

Posted 08 lug 2010 — by Fabio
Category Recensioni

Ageev, Romanzo con cocaina

Ultimamente ho parecchio tempo libero.
Mio malgrado.
Però almeno posso occuparlo in modi intelligenti: facendo qualche lavoretto a casa, continuando le mie ricerche sulla ghironda (a presto grandi novità su questo sito), leggendo. Soprattutto leggendo. Sto leggendo molto, e fortunatamente sono incappato su libri molto belli.
L’ultimo della serie è Romanzo con cocaina, di M. Ageev.
Ho cercato questo libro come un matto per un motivo del tutto particolare: in un altro bel libro terminato qualche giorno fa (La libreria del buon romanzo) uno dei protagonisti arrivava al lavoro la mattina tutto frastornato ed eccitato per essere stato sveglio tutta la notte a leggere l’unico libro di Ageev, Romanzo con cocaina.
Questa cosa mi ha incuriosito. Il libro esiste, ma è difficile da reperire (è fuori catalogo da qualche anno), e nelle mie due librerie di fiducia non sono stati in grado di aiutarmi. Meglio è andata in biblioteca a Spinea dove, grazie al prestito interbibliotecario, sono riuscito a trovare una vecchia copia del libro (che – per inciso – sono alla fine riuscito a comprare da un rigattiere con una vetrina di libri usati su internet).
Romanzo con cocaina è un libro misterioso: all’editore Belfond giunse un pacchetto postale con un manoscritto russo tradotto in francese inviatogli da una traduttrice che fornì poche indicazioni sull’autore, M. Ageev (pronuncia Aghieief), un ebreo fuggito dalla Rivoluzione russa per nascondersi a Costantinopoli passando prima per la Germania.
E’ la storia, allucinante, di un giovane russo, divisa in tre capitoli e un epilogo: scuola, amore, droga, morte. Non è che ci sia molto da dire, alla fine sembra di leggere un diario con forti reminescenze Dostoevskiane (almeno per me, magari qualcuno non sarà d’accordo) e scorre via veloce. Stupisce la depravazione del giovane, nel suo approccio malsano al sesso, nell’annullamento dell’amore verso Sonja – che non riesce a concretizzare e diventa “un’interrotta caduta, una sorta di precipitoso impoverimento dei sentimenti” – e verso la madre, alla quale non si farà scrupoli di rubare una spilla preziosa, unico ricordo del marito, per recuperare qualche rublo, nell’annullamento di se stesso nel vortice senza fondo della droga.
Una sorta di romanzo di formazione al contrario, che merita di essere letto, e che dovrebbe essere ripubblicato per ottenere il giusto riconoscimento.

Riporto alcune righe che meritano di essere lette con attenzione: “… la vita è più facile per lo stupido che non per l’intelligente, che il furbo sta meglio dell’onesto, che l’avido ha più piaceri del generoso, che il crudele viene trattato con più dolcezza del debole, che il violento gode più del pacifico, che il bugiardo è più sazio del giusto, che il goloso se la spassa più del continente. Che così era un tempo, e così sarà in eterno, finché sulla terra sarà vivo l’uomo.”

In alto i cuori

Pranzo al Duran

Posted 28 giu 2010 — by Fabio
Category Cucina, Recensioni, Varie

Ho passato due giorni da solo nella casetta in montagna (che poi non è una casetta, ma una roulette con un casseotto di legno a fungere da casetta, ma fatto bene) a fare qualche lavoro, a scrivere, leggere (anche se mi ero scordato a casa il libro che avevo intenzione di finire) e camminare, soprattutto in cerca di mughi per fare grappe e sciroppi.
Sabato mattina mi hanno raggiunto moglie e prole, altre camminate, altri lavoretti, tanti giochi con GPF. Domenica mattina pranzo al rifugio San Sebastiano sul Passo Duran causa improvviso cambio di programma e inaspettato malessere. E siccome non sono Vincenzo Mollica (c’è qualcosa che non piace a Mollica?) scrivo che non mi sono trovato bene. Cinquanta minuti per avere un po’ di ragù e due piatti misti (pastin, funghi, polenta e formaggio alla piastra) con GPF che, dopo venti minuti di attesa, comincia a smontare il locale. Per carità, il pastin era buono, ma il formaggio non sapeva di niente; i funghi erano altrettanto buoni, ma la polenta era polenta. Diciamo soddisfatti per il pranzo al 50%, insoddisfatti per l’attesa al 100%.
Ma non me ne vogliano i titolari del rifugio, il mio blog ha una diffusione leggermente inferiore alle guide del Gambero Rosso.
In alto il Cioli, sempre